I’m Not A Blonde: Introducing I’m Not A Blonde – recensione

im not blonde 3Dopo un 2015 segnato dall’uscita di tre EP, il 12 febbraio 2016 le I’m Not a Blonde (but I’d love to be Blondie) hanno pubblicato il loro primo album Introducing I’m not a blonde, con l’etichetta INRI-Metatron.

 

di Elena Giosmin

 

Camilla Matley e Chiara Castello, con le loro t-shirt bicolori, il look minimal quasi anonimo e le voci delicate tornano a far parlare di sé, raccogliendo il lavoro dei precedenti EP in unico disco, con l’aggiunta di tre remix: Kole Laca (tastierista de Il Teatro degli Orrori), Yakamoto Kotzuga e Green Cable. oltre alla splendida cover di Summer on a solitary beach di Battiato, in collaborazione con Sara Velardo.

Ritroviamo quindi l’electro-synth-pop degli EP, dove i suoni, sapientemente miscelati alle armonie, si intrecciano ad un cantato etereo, quasi distante. Il loop e le stratificazioni sonore sono il fulcro del sound del duo milanese.

Chitarre elettriche, tastiere synth, ritmiche anni ’80: il mix è accattivante e, seppur rifacendosi evidentemente a gruppi come i Depeche Mode, Moloko e Bronski Beat, mantiene una sua originalità e un suono assolutamente internazionale.

In apertura la “rockkeggiante” The Contract, a cui segue la fumettistica (di nome e di fatto) Peter Parker dai synth morbidi e i vocal che rimbalzano tra tintinnii e ritmiche.

Tudis ricorda certi suoni dei Pretenders, Not lost e Stop tempo seguono uno stile più complesso e meno immediato, If è in stile La Tigre.

Bad buke good gaze, 21 e Come Konka! chiudono la serie, prima della vera chicca, la versione delle I’m Not a Blonde di Summer on a solitary beach di Franco Battiato.

Bello sentire le due cantare in italiano, splendido il tributo: delicato, innovativo senza stravolgere, con quel modo atono e vagamente distante dalla canzone così tipico di Battiato, mantenuto perfettamente.

Notevoli anche i tre remix, che esaltano maggiormente il lato elettronico del duo, pur restando in linea con il sound dell’album.