Green Like July: Built a Fire – La recensione

Green-Like-July-Build-A-FireGreen Like July giunti al terzo album dal titolo “Built a Fire”  per La Tempesta International annunciano il cambio di stagione. Annunciano l’arrivo dell’autunno, della leggerezza delle foglie che cadono, dei colori caldi e dei bei pensieri che rincuorano. Per questo terzo lavoro Green Like July si sono avvalsi del prezioso aiuto di  Enrico Gabrielli. Le registrazioni sono state effettuate  da A.J. Mogis negli ARC Studios di Omaha, Nebraska, dove già avevano registrato il precedente lavoro. “Built a Fire”, composto da nove tracce per 32 minuti di positività e leggerezza. “Built a Fire” è anacronistico negli arrangiamenti e nelle immagini, affonda le radici in quel indie -folk miscelato al leggero pop anni sessanta, che sembra essere troppo lontano per essere apprezzato dalle generazioni di oggi, troppo uniforme nella sua durata. Scorre liscio e diventa un sottofondo per distrarsi dalla frenetica modernità che non viene intaccata mai per un istante.  Affronta il tema del cambiamento, ed è adatto ad ogni occasione, fonte assicurata di allegria e  spensieratezza per cui provatelo in una luminosa domenica mattina ottobre, tenetelo a portata di mano per un tiepido pomeriggio autunnale quando passerete a prendere la vostra bella con l’auto tirata a lucido (la leva per reclinare il sedile è da qualche parte in basso a sinistra, ricordatevelo). Ascoltare “Built a Fire” vuol dire farsi incantare dal fascino di un pop incastrato in un’epoca impossibile. I Green Like July con questo album voltano le spalle alle mutazioni e le strade del pop moderno, tutto sempre con un sorriso.

Trovate 30 minuti ed ascoltatelo tutto, altrimenti, se proprio non avete tempo, non fatevi scappare Tonight’s the night” e “Good luck bridge

Gli  Green Like July sono attualmente composti dal cantautore Andrea Poggio, dal batterista Paolo Merlini, dal bassista Roberto Paravia e dal polistrumentista Marco Verna