Green Day “99 Revolution tour”: la recensione del concerto di Milano

Intendiamoci, se Kurt Cobain e Axl Rose sono stati rispettivamente l’Ettore e l’Achille dell’epopea del rock made in ’90, la critica dovrà affrettarsi nel trovare un altrettanto epico alter ego a Billie Joe Armstrong. Dopo una carriera lunga più di vent’anni, e dopo aver assistito a più di due ore e mezza di spettacolo, è impossibile infatti non riconoscere ai Green Day quello status di leggenda che ti colloca di diritto nell’Olimpo del rock. Fissato il concetto bisogna però riconoscere che la prima tappa italiana del “99 Revolution tour 2013”, andata in scena venerdì sera presso l’Area Concerti della nuova Fiera di Milano, non ha lasciato un ricordo di sole luci e applausi, ma anche di qualche ombra.

green day liveLuci e applausi scattano alle 21.10. I Green Day salgono sul palco con puntualità sconosciuta alla maggior parte delle star (internazionali e non). Ventotto brani in scaletta da suonare sono tanti e per stare in scena più di due ore e mezza non c’è tempo da perdere. Billie Joe, Tree Cool e Mike Drint attaccano con “99 Revolution“,  il pubblico di Milano risponde subito all’appello, anche se la serata è molto fredda e per scioglierlo del tutto ci vuole l’energia di “Holiday“. Il concerto è un crescendo. Dopo aver concesso spazio ai brani dei nuovi “Uno“, “Dos“, “Tre“, è la volta dei grandi classici da “When I comes around” , sempre uno dei più cantati, fino a “Minority” passando per “Basket Case” e “She” sparate una dietro l’altra per il delirio del pogo.

Il trio di Berkley conferma ancora una volta, semmai ce ne fosse stato ulteriore bisogno dopo lo show messo in piedi a sorpresa mercoledì sera all’Ohibò, che la voglia di suonare assieme non è ancora passata. Il rapporto che poi riescono a instaurare coi fans, è qualcosa che merita un capitolo a parte. E’ vero in molti sanno arruffianarsi un pubblico adagiando una bandiera tricolore sulla gran cassa della batteria, o gridando: “Milano ti amo”, ma quante rock band di questo livello avete visto concedere ad un fans, il sogno di vedersi regalare la chitarra elettrica con la quale ha appena suonato assieme alla sua band preferita? Ad una: i Green Day.

La voglia è quella di sempre, e lo show resta di livello assoluto, anche se in certi momenti la sensazione che manchi la carica trasmessa nel corso dell’ultimo “21th Century Breakdown tour“, si fa sentire. Inoltre la bestemmia di Billie è sembrata un po’ gratuita, insomma se i Green Day volessero mettersi a fare i trasgressivi sul serio, saprebbero farlo sicuramente in una maniera meno scontata.

green_day_billie_joe_armstrong_live_2013_pLe dolenti note vere e proprie sono però altre. Anche se più che alla band le lamentele andrebbero recapitate direttamente all’organizzazione. Non serviva un ingegnere per capire che un palco appena più alto, avrebbe permesso anche a tutti quelli sotto il metro e ottanta di poter vedere il concerto. Inoltre siamo d’accordo sul fatto che per fare del punk-rock non servono allestimenti spettacolari. Sposiamo la linea del: se vuoi i fuochi d’artificio ed i ballerini vai a vederti Madonna, però forse un maxi schermo avrebbe, per le ragioni esposte in precedenza, aiutato molti a godersi lo show. Qualche lamentela è arrivata anche nei confronti dell’acustica, con preciso riferimento al volume della voce troppo basso rispetto al suono.

Insomma un concerto di livello, mal supportato da tutto quel che vi girava attorno. Non è però forse questa l’essenza che cerca chi ama questo tipo di musica? In un mondo come quello musicale dove l’intrattenimento è sempre più garantito dalla sovrastruttura piuttosto che dalla qualità dell’artista, uno spettacolo capace di essere spettacolo in sé e non per ciò che sorregge lo show, non è forse la rarità che cerchiamo con sempre maggior insistenza? Insomma chi, fra i presenti venerdì sera a Rho, non ha perdonato tutto quando a concerto ormai finito, Billie Joe è tornato sul palco da solo per attaccare l’arpeggio di Good Riddance?
American Idiot Live from Milan 24 maggio 2013: