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Gomma: Toska – la recensione

Un esordio attesissimo quello dei Gomma, giovanissimo gruppo emo-wave della provincia di Caserta che trasforma in canzoni i vuoti tra le persone. Il loro primo disco si intitola Toska ed è all’altezza di tutte le aspettative.

 

 

di Eleonora Montesanti 

 

Toska è una parola russa intraducibile in italiano. Diciamo che la parola che più le si avvicina potrebbe essere nostalgia, ma in realtà è molto di più. Vladimir Nabokov l’ha definita così: Al suo grado più lieve è un dolore sordo dell’anima, un desiderio senza oggetto, uno struggimento che duole, una vaga irrequietezza, uno spasimo mentale, una brama. In casi particolari può essere il desiderio specifico di qualcuno o di qualcosa, nostalgia, mal d’amore. Al suo grado più basso, diventa ennui, noia.

E’ proprio da qui che nasce il primo disco dei Gomma, con lo scopo di raccontare e rimbalzare il tedioso male dell’anima e colmare i vuoti tra le persone. Nove tracce veloci, cicliche e potenti dividono Toska in tre atti, come se fosse una strana opera teatrale. 

Si comincia dal prologo: Alice scopre. Subito si capisce che, oltre all’io in cui è facile ritrovarsi e all’esasperazione vocale, le altre protagoniste assolute di questo percorso emotivo sono le chitarre. Come ogni prologo che si rispetti, questo pezzo ha lo scopo di presentare un personaggio e un’ambientazione. 

L’opera, che si rivelerà una sorta di tragedia (non è uno spoiler, perché è evidente fin da subito), si sviluppa poi tramite sette tracce pregne di quella forza maldestra ma efficace, frutto soprattutto dell’esasperazione. Aprile e Le scarpe di Beethoven (Atto I) sono due pezzi che, in qualche modo, trattano dello stesso argomento: la paura di cambiare e, ancora di più, il terrore di cedere dopo pochi passi da un nuovo inizio.
Elefanti e Vicolo spino (Atto II), invece, non hanno un vero e proprio fil rouge che le unisce, se non che entrambe sono costruite su una ciclicità stilistica e vocale che non esplode mai e che, proprio per questo, causa dolore. I testi sono quasi sempre stringati, ma incredibilmente efficaci. Insieme ad Arrendersi (pezzo che apre l’Atto III e di cui parleremo tra poco) sono i brani più belli dell’album. 

Arrendersi, dicevamo, a quelle esplosioni ci arriva subito, senza neanche darci il tempo di capire di cosa stiamo parlando. Una bomba dal testo struggente (pensare troppo alle cose fino ad arrendersi alla loro natura / prendiamo aria solo per arrenderci) che sottolinea quanto lottare, in certi momenti, sia solo accanimento terapeutico. A partire da qui si snocciola il fulcro del concept album e, infatti, arriva la title track, che mi viene da descrivere utilizzando una sola parola: scivolare. 
Chiude il terzo atto Alessandro, un crescendo che si auto-fomenta grazie al suo movimento circolare e che, da solo, potrebbe benissimo tenere in piedi tutto il disco. 

Ed eccoci all’epilogo della tragedia annunciata: Alice capisce. Si ritorna alla stessa ambientazione dove si capisce che la morte è, semplicemente, un destino da accettare. 

Toska è un disco che stordisce e lascia senza fiato. Ne avevamo bisogno.

 

 

TRACKLIST

  1. Alice scopre
  2. Aprile
  3. Le scarpe di Beethoven
  4. Elefanti
  5. Vicolo spino
  6. Arrendersi
  7. Toska
  8. Alessandro
  9. Alice capisce