Gnut: Prenditi quello che meriti – la recensione

gnutE’ uscito il 22 aprile per INRI il terzo disco di Gnut, “Prenditi quello che meriti”. A tre anni dallo splendido e malinconico “Il rumore della luce”, il cantautore napoletano (al secolo Claudio Domestico) torna a raccontare pezzi di vita raccolti per strada, scampoli di esistenza visti per caso dal finestrino di un treno, istanti incrociati come sguardi, ritagli dimenticati in un cassetto. Un altro viaggio. Il primo o l’ultimo? Non importa.

Avete presente quel momento? Quel momento che sei appena tornato da un viaggio. Magari un viaggio lungo. Magari un viaggio che dopo le cose sono diverse. E ti siedi. Apri la valigia (dentro probabilmente ci sarà un bellissimo disastro). Riconosci le pareti di casa. Il rumore che fa l’acqua, proprio quello unico, che fa l’acqua della tua doccia, quando ti cade addosso. Riconosci gli odori, il libro che hai dimenticato, la pianta morta di sete, la bolletta scaduta, l’appuntamento che ti sei scordato, gli avanzi di una cena. Sei tornato. Inutile sforzarsi. Sembra tutto come prima. Ma qualcosa è cambiato. Probabilmente tu. E ci devi fare i conti. Nel bene e nel male.

Gnut torna da un viaggio attorno al mondo (il suo mondo), fuori e dentro le stazioni, le case e le anime. Si siede (probabilmente sul letto). Apre la valigia e canta quello che ci trova dentro, canta “quello che è rimasto”. Le gioie, gli addii, i ricordi, canta i ritardi, gli anticipi, i tempi sbagliati comunque, canta le carezze, i sorrisi, gli abbandoni, le centomila notti bianche, le storie sbagliate, gli incontri. Canta. E si diverte.

Sostenuto dai preziosi contribuiti di Mattia Boschi e Giovanni Gulino (Marta sui Tubi), Ottavo Richter, Andrea “Fish” Pesce, Roberto “Bob” Angelini e Daniele “Mr. Coffee” Rossi, Gnut gioca con i ritmi, con le voci, mescola i suoni e i generi, dal blues al folk, dal pop alla sola chitarra, restando sempre se stesso. Un segno di profonda maturità e coscienza che restituisce l’immagine di una personalità grande, già ampiamente apprezzata nei suoi lavori precedenti e nelle numerose collaborazioni di questi anni.

Gnut disegna, taglia e cuce undici brani delicati che, a momenti di profonda (profondissima) nostalgia, accompagnano una sorta di costante, potente e sacrosanta leggerezza. Ché il segreto, in fondo, è quello. “Prendi le cose importanti, mettile in tasca e vattene via”, riconosci quello che vale e poi vai. Abbandona e abbandonati. “Prenditi quello che meriti e dona a chi merita la tua poesia”. E qualsiasi cosa accada, per l’amor di dio, sorridi.

Pezzipreferitichemipiacediascoltare: Quello che meriti e Dimmi cosa resta. Fra parentesi, il secondo brano che cito ha pure partecipato alle selezioni per un certo festival ligure di cui al momento non mi viene il nome. Però, si sa, non può essere sempre un giorno buono. Buon ascolto.