Giorgio Canali e Rossofuoco: Perle per porci – la recensione

giorgiocanali (1)E’ uscito il 18 marzo per Woodworm Label il nuovo disco di Giorgio Canali e Rossofuoco, Perle per porci, composto da 13 cover di brani che l’artista ferrarese ha incontrato in mezzo secolo di attività musicale e che “avrebbe voluto aver scritto”.

 

 

di Eleonora Montesanti

 

Per un attimo, quando ho letto che il nuovo disco di Giorgio Canali e Rossofuoco sarebbe stato un album di cover, mi sono risentita: “Ma come? Aspetto un album di Giorgio Canali da così tanto tempo e adesso esce con un disco di brani non suoi? Che ne sarà della sua poesia?”

Neanche a metà del primo ascolto di Perle per porci, però, ho capito tutto. Ho capito soprattutto che bisogna sempre fidarsi di uno come lui.

Perle per porci è un esperimento eterogeneo e versatile, costruito con tredici canzoni che l’artista ferrarese ha incontrato in mezzo secolo di attività musicale e che hanno lasciato il segno. Non mi stupisce, però, che i pezzi siano stati cuciti addosso allo stile dirompente e viscerale tipico dei Rossofuoco, così tanto da sembrare tredici brani inediti: a volte è come se il confine tra quel che siamo e quel che ascoltiamo (o cantiamo) si annullasse; Perle per porci ne è un esempio concreto.

L’unico criterio con cui i pezzi sono stati scelti e riarrangiati è la passione per questi ultimi. Per questo si passa con estrema naturalezza dal punk-rock di A.F.C. (brano di L’upo) al pop scatenato di Tutto è così semplice (Macrameo), alla disperazione di Un giorno come tanti (dei Mary in June), all’avanguardismo linguistico di Canzone Dada (Plasticost).

Non mancano, poi, canzoni d’autore più conosciute, quali Lacrimogeni de Le luci della centrale elettrica, qui in una versione rock graffiante, il bellissimo omaggio a Francesco De Gregori con Storie di ieri, e poi Eugenio Finardi, con una versione esplosiva dell’attualissima – e sempre arrabbiatissima – di F104.

I fiori all’occhiello di Perle per porci sono soprattutto due. Il primo è Buon anno, un brano di Faust’O del 1980, portato da Canali all’apice dell’angoscia, perché tutto arriva sempre troppo tardi per noi. Il secondo, invece, è Richiamo (Recall) dei Frigidaire Tango – band new wave italiana in circolazione negli anni Ottanta; è un brano breve, ma con un’intensità dolorosamente pazzesca. Inoltre l’incipit mi siedo qui, ancora più stanco fa pensare subito ad un sequel di Nuvole senza Messico, brano di Giorgio Canali e Rossofuoco contenuto nell’album Nostra signora della dinamite.

Il disco si chiude con Luna viola, un omaggio al Santo Niente di Umberto Palazzo, che comincia così: ho rubato una canzone per te, la canterò per te, per farti compagnia nei giorni senza fine. E allora non possiamo far altro che ringraziare Giorgio Canali per aver “rubato” queste canzoni, per averle fatte sue, per avercele fatte scoprire (o riscoprire), per aver dato voce e spazio ad artisti che lo meritano, per aver stimolato la nostra curiosità ad approfondirli, per aver trasformato tutto – come un Re Mida che fa cambiare sostanza a qualsiasi cosa tocchi – in poesia.