GIÖBIA, The Magnifier – la recensione

giobia - magnifier

GIÖBIA, The Magnifier il loro nuovo album pubblicato via Sulatron Records

di La Vivi

GIÖBIA, ci presentano il loro album, The Magnifier, con una splendida copertina psych-prog firmata da Laura Giardino (autrice anche dei testi di alcuni brani), è ancora una volta in evoluzione, più duro, scuro e pesante del passato, ma lascia intravedere in alcuni momenti unici l’amore della band milanese per un certo progressive rock italiano degli anni 70.

Sin dal primo ascolto, veniamo trascinati in un vortice musicale che non lascia spazio a pause o silenzi.

Un album che ha come filo conduttore un lungo viaggio che ci trascina in un’ altra dimensione.

Il primo brano “The world being watched closely “ con un accezione ansiogena, ripercorre, con sottofondo musicale firmato GIÖBIA ovviamente, un pezzo di storia: la “La guerra dei mondi” , sceneggiato radiofonico trasmesso nell’ ottobre del 1938 negli Stati Uniti dalla CBS, e interpretato da Orson Welles, tratto dall’ omonimo romanzo di fantascienza di Herbert George Wells, rimasto famoso per la descrizione in tempo reale di un’ invasione aliena, per cui molti radioascoltatori, nonostante gli avvisi trasmessi prima e dopo il programma, non si accorsero che si trattava di finzione credendo in un vero sbarco extraterrestre ostile al territorio americano. Cosi i GIÖBIA ci introducono nel loro The Magnifier, attraverso un ritmo in crescendo e dal carattere deciso e pungente. La loro musica si compone di tante influenze diverse, dalle seduzioni lisergiche anni ’60, ai mantra esotici e la potenza dello space rock, portando ogni volta l’ ascoltatore in una nuova esperienza tra psichedelia e magia.

Un album che rapisce chi ascolta, quasi prendendolo per mano, trasportandolo quasi nel totale oblio.

Cullata dal suono dei synth e accompagnata dal suono concitato delle chitarre, in questo disco ,la voce si disperde come a fluttuare tra suoni vorticosi e cupi, in cui troviamo non solo strumenti classici ma anche etnici come il sitar, il banjo e il bouzouki.

Attraverso ogni traccia la band quasi ci parla in codice, tra influenze “sabbathiane”, disperse nell’ heavy e intrise di un prog insistente ed esattamente al centro del disco troviamo “Lentamente la luce svanirà”, dove diventa impossibile non sentirsi rapiti, catturati e rimanere completamente senza fiato in questo crescendo di note, che diventa una spirale che va seguita fino in fondo.  In questo brano, gli strumenti si fondono, fino a perdersi, ed infine dissolversi in un unico tocco di corda.

A conclusione del disco troviamo “Sun spectre”, traccia totalmente strumentale, dove l’ amore e la passione per il progressive rock anni 70 si fa chiara ma mai scontata, né troppo vicina all’originale.

I GIÖBIA sperimentano e attraverso questo pezzo, ci lasciano a “The Magnifier “, utlima traccia in cui ,nonostante i suoni rimangano decisi e colmi di quella cupidigia che ci ha accompagnato fino ad ora, é come se si liberasse qualcosa. Un po’ come riemergere dall’ acqua dopo un bellissimo tuffo in mare: viene quasi da pensare ad uno strapiombo, in fondo il mare, l’aria intorno, le braccia sono aperte, il corpo si flette in avanti. Un crescere di adrenalina. “The Magnifier” è proprio questo, non sapere come sarà finchè non lo si prova fino in fondo.

E così io ve lo consiglio questo album, perché come diceva Orson Welles “Le promesse sono molto più divertenti delle spiegazioni”.

I GIÖBIA concluderanno il loro tour europeo con una data nel milanese all’ Arci Malabrocca di Pioltello.

Buon ascolto e buon viaggio.