GAMBARDELLAS: Ashes – la recensione

Gambardellas Cover Ashesdi Eleonora Montesanti

E’ uscito il 3 febbraio Ashes, EP dei Gambardellas che evidenzia un momento di passaggio significativo nel percorso musicale della band.

I Gambardellas nascono nel 2011 come one-man-band dalla testa di Mauro Gambardella, un batterista molto attivo da alcuni anni sulla scena del rock indipendente italiano, il quale sente il bisogno di avviare un progetto solista per esprimere appieno se stesso. Da questi presupposti nasce Sloppy Sound, l’album di debutto, uscito nel 2013. Dopo il grande successo di quest’ultimo e l’esperienza maturata il progetto di Mauro cresce: tra le fila dei Gambardellas fanno il loro ingresso Glenda Frassi (chitarra) e Grethel Frassi (tastiere), trasformandolo in una band a tutti gli effetti. Da questo cambiamento imponente si sviluppa l’urgenza di musicare un momento di passaggio significativo, un percorso che non si pone limiti ma che segue la scia dei continui stravolgimenti sonori scaturiti dalla grande voglia di sperimentare. L’EP parte da un originale organo distorto che introduce Ashes – la titletrack – un inno alla capacità di redimersi e rinascere dalle proprie ceneri, condito con strofe chitarrose e accattivanti e da un ritornello di cui è difficile dimenticarsi. Gli altri due inediti sono One in a million e Devils, brani al contempo frizzanti e cupi, densi di momenti strumentali molto intensi. Anche in questi pezzi i Gambardellas dimostrano che il loro punto di maggior forza è l’orecchiabilità dei ritornelli, che si rivelano energici, freschi e da ballare. L’ultima traccia è I got mine, una cover dei Black Keys molto ben eseguita che non stona nell’atmosfera vitale e incisiva di Ashes. In sintesi si può dire che questo EP appare come un’interessante testimonianza dell’evoluzione di una band che sta provando in maniera indubbiamente apprezzabile, senza preclusioni o margini, a individuare qual è il funzionamento della propria essenza.