FOU: Ho trovato Godot – la recensione

 

FOUI Fou nascono nel settembre 2004 a Milano. ‘Ho trovato Godot’ (Soviet Dischi) è il loro secondo disco ed è qualcosa di completamente imprevisto

di Alex Fumagalli

Nomen Omen dicevano gli antichi e quale modo migliore per i milanesi Fou se non omaggiare il proprio suggestivo appellativo con “Ho trovato Godot”, album irriverente e deliziosamente sconclusionato che i nostri, debitori del pop rock d’oltremare strizzando l’occhio a Wilco e Flaming Lips per poi rientrare nella grande famiglia Indie nostrana, che conducono con mano salda e particolarissima cifra stilistica. In “Ho trovato Godot” i Fou si producono in intriganti litanie gettando nel calderone le nostre piccole miserie quotidiane ( amore compreso ovviamente rivisitato in salsa politically uncorrect con tanto di rimedio antiruggine e “Candida”) opportunamente alternate ad alti referenti culturali e sincero parossismo. Ciò che stupisce ad un primo ascolto ( ma ne servono almeno due) è la sorprendente ricerca linguistica dei Fou, un italiano volutamente sgangherato ai limiti dello sgrammaticato che ben si adatta alle loro storie, storie comuni ma rivisitate con spirito dissacrante, humour nero pur conservando una certa (auto) ironica leggerezza. Un paranoico, ossessivo e divertente synth commenta e stravolge il tranquillo vissuto borghese dal sabato del villaggio ( “Il sabato del silenzio” , “un silenzio “elettorale”) alle passeggiate domenicali, dall’amore che “Rotola” all’esigenza di omologazione sociale di “Fuori/dentro (io sto fermo) “. Il non sense è notoriamente un’arma potente ma difficilissima da maneggiare anche per i dadaisti più accaniti , loro ci riescono e in un certo senso riescono persino a trovare il Godot che Beckett aspettava invano. In un contesto del genere non poteva che  nascondersi in un kinder ed indossare espadrillas. Geniali.


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