Federico Poggipollini: Nero – la recensione

federico-poggipollini-nero-federico-poggipolliniA 5 anni di distanza da Caos Cosmico Extra, preceduto, l’anno prima, da Caos Cosmico arriva il quarto disco di Federico Poggipollini, Nero, dallo scorso 26 maggio in tutti i negozi di dischi.

di La Vivi

Affermato chitarrista nella sfera musicale italiana, prima sul palco con i Litfiba e ancora oggi con Ligabue, collezionista di diverse collaborazioni musicali, Federico Poggipollini è riuscito a sviluppare una carriera da solista più che dignitosa.

“Il colore è un mezzo che consente di esercitare sull’anima un’ influenza diretta, il colore è un tasto, l’ occhio il martelletto che lo colpisce, l’anima lo strumento dalle mille corde” , così Kandinsky definiva la sua arte; e se pensiamo che il nero è l’insieme di tutti i colori, così Federico Poggipollini con il suo “Nero” ci stupisce e delizia, attraverso sonorità sporche e moderne, in un viaggio tra hard Rock e Blues, tra melodie forti e decise e qualche ballata che rimanda la memoria agli anni 60, dove si ballava petto contro petto: lei con la testa sulla spalla di lui, gli occhi socchiusi. Immagini che si definiscono nella mente come ricordi ben più nitidi del più vicino degli avvenimenti.

In questo album, che ha preso vita anche grazie a Michael Urbano, batterista di Ligabue,che ha collaborato oltre che alla realizzazione, anche alla produzione e agli arrangiamenti del disco, vediamo un ritorno al passato dell’ artista e alle sue origini musicali, nonchè storiche.

Nell’intero disco si nota una spiccata predilezione per le sonorità Vintage dal forte richiamo al mondo Rock Blues degli anni 60 , interamente rivisitato in chiave moderna , alla stessa musica nera di quegli anni, così come sono evidenti forti riferimenti alla musica italiana ed è bene far presente anche un certo “patriottismo musicale” per cui, nella realizzazione del disco, sono stati utilizzati solo strumenti di fabbricazione italiana d’epoca: chitarre Galanti, Meazzi ed Eko, amplificatori Davoli, Steelphon e Fbt, tastiere Farfisa e Crumar.

L’ album è ricco di sfumature, che sommandosi lo rendono completo quasi come se all’ interno ci fosse una voce narrante, che parla di tutti. Ma soprattutto dell’ autore stesso.

In apertura troviamo “Religione” , primo singolo del nuovo album, dove chiaramente Federico si espone affermando il suo credo : la musica. Al primo ascolto il brano potrebbe quasi cadere nel dissacrante “A questo credo io/credo nella religione/ non in quella del Signore…”, ma ascoltando attentamente il testo è tutt’altro che questo, diventando così una personale interpretazione del credo stesso e del modo in cui ognuno può o vuole credere. D’impronta totalmente rock, questo brano cattura l’ascoltatore come in una trappola dalla quale non sarà più certo di voler scappare.

A seguire un intro delicatamente melodico, che disegna nella mente uno scambio di sguardi e una quiete rassicurante, seguito dall’ arrivo deciso di chitarra basso e batteria che danno vita a “La Più Bella Del Bordello” dove l’amore è protagonista indiscusso, in chiave decisamente Rock n’ Roll. Mi azzarderei quasi a dire sia un potenziale tormentone estivo, romantico e accattivante che fa venir voglia di ballare.

Nello stesso album, dove la raffinatezza nei suoni è evidente, vediamo protagonisti , oltre all’energia e al Rock nella sua più dura espressione ,anche melodie cariche di emotività, dolcezza e una punta di dolore . In “Un Giorno Come Un Altro” Federico racconta di quella linea sottile fra la morte e la vita, “la vita /la vita questa mia vita cerca gioia nel dolore/ma chissà perché non diamo voce a quel rumore che è in fondo all’anima”raccontando due dei momenti più significativi della sua vita: la morte di suo padre e la nascita, poco dopo, di sua figlia.

Seguono brani come “I Mostri” carico di riferimenti alla società “Noi siamo tutti mostri in libertà/parliamo anche quando non ci va” , al proprio Io “Io io sono il mostro ma non sempre dò nell’occhio/Guarda dentro quello specchio”, ai cambiamenti, e all’introspezione che porta allo stesso cambiamento; “Solo un Difetto” e “Solamente un’ora”, in cui i riferimenti musicali alla tradizione della musica italiana e a quella Blues anni 60 si fanno più forti e vivi, e il romanticismo vince sull’ emotività cupa del Rock n’ Roll “American Style”.

Con “Nero”,title track dell’album, esplodono tutta l’energia e la passione che nei precedenti brani sono state meticolosamente distribuite e quasi dosate. Qui l’anima Punk-Rock di Federico Poggipollini si sprigiona, un lungo assolo di chitarra che quasi arriva a raccontarci delle influenze musicali e dalle ispirazioni dell’autore stesso: ritroviamo sonorità affini a Black Keys, Queen of the Stone Age e White Stripes.

Continuando a spiazzarci ,Federico ci propone “Per Le Strade Di New York” : qui l’atmosfera si dipinge totalmente di Vintage, in questo brano la chitarra ci descrive ciò che la voce non potrebbe mai raccontare “ E la notte andò così/fece un passo verso me…”, un brano caratterizzato da un forte ascendente Blues anni 60 e Soul, fa tornare ai tempi della rivoluzione musicale, un po’ come quella di Woodstock.

Dall’ incanto della traccia precedente, come a ridestarsi da un bel sogno: “Fantasma Di Periferia” un brano che si contraddistingue per la sua freschezza, e che di certo fa venir voglia di ballare.

In chiusura troviamo “Vita nelle Vene” : un’ introduzione lenta, una mescolanza perfetta, precisa tra Soul e Blues. “La vita nelle vene ha la voce di un Blues/non tace il suo dolore/ma lo ritma di più”. Una conclusione degna di nota, che lascia quasi come sospesi, cullati dal suono della chitarra che prende vita trasformandosi nell ‘epilogo perfetto.

Tra il vintage e il contemporaneo, registrato tra Bologna e Barkley(California),  “Nero” racconta emozioni: vita riletta in chiave musicale. “Nero” è l’insieme di tutto quello che in una vita può accadere. “Nero” è caos ed il consiglio spassionato è quello di infilarcisi senza indugio.