Edith a.u.f.n. un disco leggero: la recensione

Edith a.u.f.n.Marco Ottolini

Edith a.u.f.n. “Edith a.u.f.n”

Edith aveva un fondo nichilista. Questo il significato dell’acronimo che dà il nome al gruppo. Per chi se lo chiedeva, come me, eccolo accontentato. E se qualcuno si dovesse chiedere anche come è il disco, lo accontento subito anche in questo caso. E’ un disco leggero. Non leggero nel senso di fresco o solare, ma leggero perché l’ho trovato a tratti poco consistente.

I cinque musicisti abruzzesi si dimostrano davvero bravi nel portare avanti il loro progetto; progetto però che meriterebbe maggior sviluppo, e distinzione. La ripetitività anni ’80 di un pezzo come “Gwen”, a lungo andare, diventa quasi frustrante. “Mezz’ora” ha dentro di sé una forza pronta ad esplodere, a partire dal testo, ma tutto sembra rimanere lì fermo. Forse è una scelta artistica, forse no ma il fatto è che rende tutto il disco piuttosto sterile. L’ atmosfera sognante e la produzione artistica di Paolo Messere (Blessed Child Opera, Ulan Bator) sono le sicurezze su cui puntare per migliorare. In alcuni punti sembra di essere davvero in un altro posto e questo dimostra le potenzialità degli Edith a.u.f.n. come compositori. Anche gli strumenti sono a completa disposizione del mondo che i cinque musicisti cercano di creare. Non vanno contro di loro, ma gli vengono in aiuto. Nel complesso un disco a metà. Un disco che potrebbe andare in un sacco di posti ma sembra voglia rimanere attaccato a voci in falsetto e chitarre distorte. E gli Edith a.u.f.n. potrebbero, secondo me, chiedersi molto di più.

Marco Ottolini

 Track List

1- Tram Tram

2- Gwen

3- Mezz’ora

4- Mesmer

5- Operai

6- Haiku

7- Le Ore

8- Nel Selvatico

9- Una Volpe

10- Capture

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