Edda – Stavolta come mi ammazzerai? – la recensione

EddaL’ex leader dei Ritmo Tribale ritorna con il suo terzo disco solista, prodotto da Fabio Capalbo per Niegazowana. Un album dalle sonorità rock e immediate che valorizzano ed estremizzano la potenza vocale tagliente di Stefano Edda Rampoldi. Sempre nudo, senza filtri, senza peli sulla lingua.

di Eleonora Montesanti

Tutte le volte che esce un album di Edda ci si ritrova a dire che è il suo capolavoro. E’ stato così per Semper biot (il suo primo lavoro datato 2009) dove la sua voce così peculiare era accompagnata da un tappeto sonoro rigorosamente acustico; è stato così per Odio i vivi (2012), in cui quella stessa vocalità così straziata e tagliente veniva estremizzata da un certo sperimentalismo musicale; è così anche per Stavolta come mi ammazzerai?, un disco con una forza incredibile, costruito su sonorità classicamente rock che, unite sempre all’unicità di quella voce, creano una miscela davvero esplosiva.

Dunque Edda è speciale e, come un Re Mida dell’arte musicale e poetica, trasforma in oro qualsiasi cosa tocchi, soprattutto perché lo fa senza rendersene nemmeno conto, con la sua umiltà, la sua purezza, la sua disperazione e la sua capacità di essere così spietatamente e dolcemente sincero.

Con Edda ogni immagine si trasforma in poesia, anche gli istinti più violenti e animaleschi dell’animo umano: i suoi brani, soprattutto in questo album, si caratterizzano per essere brevi, immediati, concreti e spiazzanti. Si parla della sua quotidianità, del suo presente, del suo passato, delle sue continue morti e delle sue dolorose rinascite.

Edda mette tutto in piazza, ma tutto nel senso più universale del termine: i diciassette pezzi che compongono Stavolta come mi ammazzerai? sono così intimi, così personali e così devastanti che ad ascoltarli è impossibile non sentirsi lo stomaco accartocciato, perché molte persone non riuscirebbero a raccontare certe cose nemmeno a loro stesse, mentre lui le trasforma con coraggio e naturalezza nel suo unico testamento possibile.

Prima di sviscerarne i contenuti è necessario parlare della produzione di questo disco: Fabio Capalbo (produttore, regista e batterista de Il Vocifero) ha fatto – con Edda e il resto della band – un lavoro pazzesco: una formazione composta da basso, chitarra, batteria e qualche sintetizzatore qua e là si cuce perfettamente alla rabbia, alla tensione, alla densità e – ove necessario – alla delicatezza delle parole, delle grida acute e sofferenti e dell’ironia dei testi.

Diciassette canzoni, diciassette esplosioni mozzafiato inanellate una in fila all’altra che vogliono rappresentare in senso molto ampio il concetto di famiglia, che non sempre è sinonimo di nido.

In famiglia, infatti, si uccide molto: tra genitori e figli, tra fratelli, tra amici e tra amanti ci si uccide in continuazione emotivamente e psicologicamente. Sta volta come mi ammazzerai?, dunque, è un viaggio teso tra morte e rinascita, tra corpo e spiritualità, tra l’odio rivolto a se stessi e l’incapacità di amare qualcun altro.

Canzoni come Pater, Coniglio Rosa e Mater riguardano lo stato di famiglia dei Rampoldi: un rapporto inesistente con un padre da sempre chiuso in se stesso, un gemello più attraente e realizzato, una sorella morta molto giovane e un amore troppe volte inespresso nei confronti di una madre che si è vista vomitare addosso tutta l’inadeguatezza di suo figlio nel sentirsi tale.

Nello specifico, in Mater si percepisce una dicotomia tra la figura della madre e l’eroina, intuibile soprattutto nella scelta geniale del linguaggio: parole come eroino o spada rimandano ad una terminologia inerente alla droga.

In ogni caso, di base, c’è l’amore. Un amore solitamente inespresso, che si lascia soffocare dal totale annullamento del proprio io, come succede in Dormi e vieni (dove un ritornello grida un non mi lasciare sola davvero straziante) o in Puttana da 1 euro (un pezzo dalle sonorità molto ricche ed eleganti totalmente in contrasto con la violenza delle parole) o, ancora, in Ragazza Porno (qui la disperazione giunge a livelli estremi in una lotta tra innocenza e volgarità).

E’ come se, in tutto questo, Edda lottasse contro se stesso: la sua mente è a metà tra la volontà di un equilibrio spirituale e i bisogni carnali del corpo, non trova un compromesso e si auto-maltratta in continuazione.

Il sesso, infatti, viene sempre visto in maniera negativa: lo testimoniano i termini svilenti usati in ogni sua sfaccettatura e descrizione. Tranne in un episodio. Tu e le rose, infatti, è una canzone d’amore, pregna di una dolcezza disarmante, in cui il sesso si chiama appunto fare l’amore, ossia la definizione più bella e pura che esista.

Una nota particolare la meritano anche Stellina e Mademoiselle: concentrati di tensione emotiva e calci sui denti che danno vita a uno sfogo impulsivo, rabbioso e ironico, valorizzato da un uso magistrale di basso, percussioni e distorsioni.

Ci sono anche brani musicalmente più peculiari rispetto ad altri, quali Yamamay (quasi elettronico), Peppa Pig (caratterizzata dall’uso dei fiati) e Mela (una ballata molto delicata).

Stavolta come mi ammazzerai? si chiude con un pezzo pianocentrico intitolato Saibene, il quale non ci regala nessun lieto fine, ma che conclude un disco prezioso e reale, intriso di Verità, quella verità da cui probabilmente deriva tutta la severità di un uomo nei confronti di se stesso e tutta la gratitudine e l’amore che, al contrario, nutriamo noi nei confronti della sua Bellezza.