Dropeners : In the middle – la recensione

dropeners - copertina ‘In the middle’ (Autoproduzione)  nuovo lavoro dei Dropeners : un lavoro più maturo, sentito e sicuramente molto più interessante 

di Kant93

Ferrara, una città che ha ospitato alcuni dei più fiorenti artisti rinascimentali. E’ la patria ideale per una band che promette molto: i Dropeners. Nato nel 2008, questo gruppo ha già posto le basi per iniziare ad essere ricordato: un sound molto particolare che coinvolge numerose influenze. Immaginate di unire U2, Coldplay, Elbow, Pale Saints e Radiohead per ottenere questa promettente formazione. Aggiungiamoci poi la grande influenza Depechemodiana per ottenere un qualcosa di veramente intrigante. Dopo la pubblicazione di un primo convincente EP “Drops of Memories”, i Ferraresi tornano con l’LP “In The Middle”, un lavoro più maturo, sentito e, sicuramente, molto più interessante. Le sonorità sono inconfondibili, già dall’iniziale Rule of Pressure, si distinguono gli inserimenti elettronici ben studiati che conferiscono quel tocco alla Depeche Mode, per intenderci, donando al pezzo una chiara e inconfondibile identità. Gli influssi Coldplay sono veramente fortissimi: le dolci note di chitarra scandite dalla batteria che, con una semplice partitura, ci ricorda quelle atmosfere sognanti con le quali ci siamo emozionati assieme al quartetto londinese. La tracklist si snoda da You Don’t Know, continuando per Normalize, passando poi per Lead Your Light, tutte tracce veramente sentite, complice anche una performance vocale di grande impatto emotivo, calda, coinvolgente, sentimentale, semplice nei fraseggi ma mai banale. I Dropeners non mostrano molta originalità ma sanno fare bene il loro mestiere: evocare atmosfere alla perfezione grazie a un’ottima collaborazione tra strumenti e voce. Il gruppo, inoltre, arricchisce il proprio sound con una sezione di fiati che conferisce quel tocco che permette di spingersi oltre l’occidente. Si sentono gli influssi di The Edge nella evocativa Without Colour, si percepiscono violentemente i Radiohead nella accattivante The Hill, che scorre senza il minimo sbadiglio, che ci coccola con armoniose e eteree armonie e ci culla attraverso le intense parti cantate. I Dropeners ci ripropongono ancora lo stile senza tempo dei Depeche Mode grazie a Western Dream, un pezzo veramente degno di nota, ricco di innesti elettronici di altissimo livello, dove i Sintetizzatori sono all’ordine del giorno e vengono inseriti bene in un contesto quasi onirico. La band, grazie a questo LP, ha posto le basi per la comprensione del suo stile: un’unione di diversi tasselli nostalgici che ci ricorda quanto le sonorità di U2, Depeche Mode e soci siano fuori dai confini del tempo facendo sognare tantissime persone. I Dropeners non sono certo maestri dell’originalità e non rappresentano assolutamente dei pionieri indimenticabili del genere ma, sicuramente, sanno mostrare tutto il loro potenziale riproducendo fedelmente ed efficacemente queste sonorità grazie all’elemento che li rende geniali: la capacità di unire il tutto in una soluzione omogenea. Il gruppo ferrarese è capace di grandi cose. E’ una band che merita supporto e che, certamente, maturerà moltissimo in futuro. E poi, unire atmosfere dal retrogusto inconfondibile è sempre una tattica vincente.

I Dropeners sono Vasilis Tsavdaridis (voce, chitarra, synth, programming), Francesco Mari (chitarra, percussioni, theremin), Enrico Scavo (basso), Francesco Corso (batteria).

Tracklist

1) Rule of Pressure

2) You Don’t Know

3) Normalize

4) Lead your light

5) Distance

6) Without Colour

7) Mr. President

8) The Hill

9) Ruins Behind

10) Western Dream

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