Dellera: Stare bene è pericoloso – l’intervista

delleraDal 6 aprile Dellera, è in tour per i club di tutta Italia con “STARE BENE E’ PERICOLOSO Tour” (prodotto e organizzato da MArteLabel), spettacolo con cui l’artista presenta live il suo ultimo album “STARE BENE E’ PERICOLOSO”.

DELLERA è accompagnato dalla sua band formata da Lino Gitto (batteria), Milo Scaglioni (basso), Andrea Pesce (piano e tastiere) e Rodrigo D’Erasmo (violino). Egle Taccia ha intervistato per noi Roberto Dellera, ed ecco quello che ci ha raccontato:

Hai una carriera incredibile alle spalle: Afterhours, numerose collaborazioni ed il tuo progetto solista. C’è ancora qualcosa che sogni di realizzare?

Ah! Non la definirei un carriera incredibile, mi sento un fortunato e che non mi trovo qui per sbaglio, semmai per una serie di combinazioni e sliding doors. La verità è che mi sembra di aver appena iniziato.

Come sei riuscito a conciliare i tuoi numerosi impegni con le registrazioni dell’album?

Questa volta non è stato facile conciliare tutto.  Ho dovuto accelerare sui tempi di chiusura, pensando di poterlo fare con relativa tranquillità per arrivare all’allestimento e tour con gli After, ma mi sono sopravvalutato. La concomitanza con eventi personali non propriamente felici non ha aiutato il percorso, anzi. E credo si senta.  Non avevo paletti stilistici o narrativi, se non quello di fare un disco spensierato e happy per andare un po’ in controtendenza (hahah!), ma è evidente ascoltando il disco che non ci sono riuscito. È stato abbastanza sofferto, anche nel dover tagliare molto materiale. Ho realizzato che era solo cambiato il piano d’azione ed invece di un disco molto esteso me ne sono trovati in mano praticamente due. Saranno da ascoltare insieme come unico lavoro. Ma ancora non so se uscirà entro l’anno vedremo!

Stare bene è davvero così pericoloso?

Bhe’ una domanda dovuta… sai io credo sia aperta ad una valutazione personale, io stesso ci ho pensato su per qualche notte intera, me ne sfuggiva il vero significato e assumeva varie forme ogni giorno ed è per questo che l’idea di Giorgina Pi (regista teatrale, amica e molto altro), con cui ho collaborato a vari livelli su questo disco, mi è piaciuta.

Qualche giorno fa un’amica da Formentera mi ha spedito una fotina con il nuovo cocktails menu di un locale italiano. Un long drink è ‘Stare bene è pericoloso’, ho pensato ahh perfetto… un’altra interpretazione!

 Il tuo album è molto “suonato”; si sente la presenza di strumenti classici e scorre morbido fino alla fine, dando molto risalto ai testi.

Mi fa piacere mi interessa il tuo pensiero e di tutti. Il fatto che ti sembra scorra morbido vuol dire che non ci son troppi salti di umore o suoni, che è quello che un po’ temo nei miei e nei dischi altrui. Se possibile vorrei che, nonostante ci siano varie intenzioni e profondità,  tutto sia immerso in una bolla sua ,un suo tenore, una sorta di personalità a sè stante. Per quanto riguarda la parte narrativa dipende un po’ da quale scuola o ambiente provieni. Sai, appartenendo agli Afterhours, e circondato da molti amici del giro indie e cantautori ho invece la tendenza a sentire la parola come un macigno, come una responsabilità grande da maneggiare con la testa più che con il cuore, ma è un fatto molto molto italiano, ma non ne sminuisce assolutamente il valore, anzi vorrei un sacco sentirmi ancora piu’ libero ed in comando… credo sia questione di retaggio… Mi son perso sempre più nei suoni che nelle parole, e per suono intendo ovviamente anche quello della voce . Detto questo, sì hai ragione, la componente lirica è molto forte per me sul disco. È certo che ho una propensione per l’onirico e l’irraggiungibile che all’analisi intorno a te. È più una vibrazione che mi interessa esplorare,  forse ho sempre rifuggito il mio ‘circondario’ che trovavo povero di fantasia e vitalità,  ed era così, ma non mi interessava dissezionarlo, per questo non mi ritengo un cantautore. Nei singoli fatti e misfatti guardo e canto quello che vedo, miei o altri, anche qui è retaggio personale, di solito sono gli artisti di famiglie abbienti, più positivamente borghesi e acculturate che raccontano del bello e dello schifo collettivo. Io non provengo da quel tipo di famiglia, non avevo tempo o mezzi o voglia di spiegarmi o spiegare certe cose, cercavo di scappare sempre. E divertendomi!  Ma è cosi in tutto il mondo tra gli scrittori di canzoni.

Questa è una scelta assolutamente originale, visto che in questo periodo il mercato musicale italiano sembra completamente colonizzato dall’elettronica. Sei stato tentato anche tu?

Yes, non ho toccato l’elettronica (nel senso più ampio) volutamente;  non ancora, è un affare molto complesso che richiede freschezza ed attenzione. L’elettronica si evolve molto  velocemente, devi essere molto sul pezzo, su quel cazzo che succede ovunque e adoperarti bene se non vuoi suonare subito vecchio o passe’. Ho ascoltato parecchio dischi come l’ultimo di Damon Albarn etx… e quel tipo di elettronica, un po’ scura, un po’ black, mi interessa molto. Vedremo!

Stai per partire con un nuovo tour. Cosa dovremo aspettarci dai tuoi live?  So che non ami molto programmare…

Si ! Farò un po’ di date tra Aprile e Maggio con finalmente una formazione allargata. Molto emozionato, molto. Non ha un concept, è una performance di rock ‘n’ roll. Venite quando volete. Ciao a tutti!

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