Davide Tosches: Luci della città distante – la recensione

 

Davide_Tosches_Luci_Della_Citta_Distante_Cover“Luci della città distante”, è il terzo disco di Davide Tosches. Condotto in intesa fraterna con gianCarlo Onorato, che cura con Tosches la co-produzione

 

di Alex Fumagalli

E’ il sofferto e meraviglioso destino di chi lascia la città e il suo rumoroso senso di vuoto quello di percorrere la strada meno battuta. Ce lo ha insegnato Thoreau nel suo Walden e ce lo ricorda con esiti sorprendenti Davide Tosches nel suo vivido , poeticamente scarno e coraggioso album : “Luci della città distante”. Tosches , piemontese di nascita, artista poliedrico per talento , anticonformista ed umanista per intima vocazione ma non per convenzione, cristiano agreste per sua stessa definizione , lontano anni luce dalle logiche commerciali per visione del mondo e sensibilità ci dedica con “Luci della città distante” ( co-prodotto da Giancarlo Onorato che vi partecipa entusiasticamente assieme ad altri jam sessionist d’eccezione) nove sublimi istantanee da un mondo di luci ed ombre , nuvole e sole dove la natura e le stagioni non assecondano la vita ma SONO la vita. Questo mondo lontano da tutto , obbligatoriamente anche da noi stessi che emerge da un concept album visionario , dove essenziale ed universale si fondono divenendo la medesima cosa , ricchissimo a livello strumentale ( si va dal piano Wurlitzer alla chitarra elettrica passando per percussioni e flicorno) quanto privo di orpelli è una finesta fredda e nebbiosa dalla quale,abbracciati al nostro amore, osserviamo una natura magica ed innocente . Quella di Tosches non è la wilderness che siamo abituati a conoscere, non è desiderio di fuga nè tantomeno ricerca di nuove frontiere ( quelle dell’anima sono comunque irrangiungibili) , è pura contemplazione di una natura minimalista che “non fa male” e delle sue cadenze: gli animali ,siano essi cani addormentati al confine della luce, gazze dal petto palpitante nell’aria fredda, aironi dove il cielo si congiunge alla terra , insetti che ronzano il primo giorno d’estate o calabroni morti che evocano gli echi di una casa abbandonata da chissà quanto tempo , ma anche gli alberi del bosco dai rami secchi  (affondano le radici nella terra laddove sta il mio cuore diceva Lorca) che perdono le foglie in autunno e la luna che si affaccia nella notte o la pioggia nel prato ad ammirarle. Mentre in questo luogo senza strade e case suona un campanile le luci notturne,quelle della città, sono cosi’ distanti ! Ha ragione Giancarlo Onorato quando parla di un’opera capace di cogliere anche il silenzio come misura musicale utile e da li a dare un colore al vento come faceva il Sommo Fabrizio il passo è breve…Notevolissimo !

Di seguito il nuovo video del brano “Il primo giorno d’estate”

Davide Tosches Fanpage