Daniele Silvestri e il suo “Acrobati” – la recensione

DANIELE SILVESTRI “Acrobati” è il nuovo  e atteso album di Daniele Silvestri, pubblicato dopo cinque anni di pausa, lo scorso 26 Febbraio per Sony Music. In questi cinque anni, dedicati alla grandissima avventura in trio con Gazzè e Fabi, ha raccolto sul suo cellulare una serie di appunti, che poi hanno preso vita in Puglia, dove insieme ad alcuni dei migliori musicisti italiani, si sono trasformati nelle 18 tracce dell’album.

di Egle Taccia

Guardando la copertina, realizzata da Paolino De Francesco, dal nostro oblò di un aeroplano, riusciamo a scorgere Silvestri camminare in equilibrio su un filo sospeso in aria, accompagnato da tantissimi altri personaggi che camminano come lui sospesi in bilico, ognuno sulla propria vita. Presentandoci il disco sulla sua pagina, l’artista non ha nascosto la sua grande emozione nel definirlo come il migliore dei suoi 22 anni di carriera. Probabilmente questo risultato è dovuto anche al modo in cui l’album ha visto la luce. Come vi dicevo tutto è partito da degli appunti che si trovavano nella memoria del suo telefono, per cominciare a prendere vita in uno studio di Lecce, dove grazie alla collaborazione con alcuni dei migliori artisti e musicisti nostrani, dopo lunghe jam session e giornate trascorse a suonare insieme, questi appunti si sono trasformati in 74 minuti di musica, e che musica, mi permetto di dire.

Come vi anticipavo ci sono tantissime collaborazioni nel disco! Caparezza, Dellera, Diodato, i Funky Pushertz, Diego Mancino. I musicisti che hanno partecipato al progetto sono tantissimi: Roy Paci, Rodrigo D’Erasmo, Enrico Gabrielli, Adriano Viterbini e moltissimi altri nomi di acrobati della musica hanno contribuito ad impreziosire l’album.

L’accoglienza del disco è stata strepitosa, visti i sold out già registrati e le numerose visualizzazioni del video di “Quali Alibi”, primo singolo estratto.

Equilibrio e fantasia sono gli ingredienti di un album che ci regala tanto, ma soprattutto conferma ancora una volta la personalità poliedrica di Daniele Silvestri, che col suodaniele-silvestri-acrobati modo un po’ ironico e beffardo di dire le cose, riesce a raccontare la vita con un continuo agrodolce di suoni e di parole.

Belle chitarre aprono l’album e la porta de “La mia casa” dove ci ospiterà per più di un’ora, il nostro Daniele. “Quali alibi” è uno dei classici brani in stile Silvestri, in cui ci parla di strane correnti e di una certa indifferenza davanti a ciò che ci accade intorno, su dei beffardi suoni elettronici. “Pochi giorni” ci regala la prima collaborazione, quella con Diodato. È un brano estivo e leggero, che parla di rapporti, fiducia e asini! Nel pezzo successivo mi sono immaginata Roberto Dell’Era e Daniele Silvestri, seduti al bar a scambiarsi pensieri, confidenze e malto, sorseggiando “Un altro bicchiere”, bevuto insieme forse in qualche locale oltremanica, dati i suoni un po’ britannici del pezzo. Belli anche i giochi di parole e i riferimenti de “La guerra del sale”, impreziosita dalla partecipazione di Caparezza, che ci riportano a delle sonorità più rock. Meravigliosi gli archi di “A dispetto dei pronostici”, per un brano un po’ vecchia maniera. Scherza col bio in “Bio-Boogie” insieme ai Funky Pushertz, per poi salutarci spegnendo la luce insieme a Roberto Dell’Era e dirci arrivederci “Alla fine”, insieme a Diodato.

Il disco è musicalmente vario, troviamo tanti generi ben mixati tra loro, in un album a volte ironico, altre intimo, altre ancora sarcastico. Musicalmente c’è del buon pop elettronico, un rock ben calibrato e qualche riferimento a sonorità più jazzate, che lo fanno scorrere senza grandi cali o interruzioni. Poteva essere un azzardo tornare dopo 5 anni con tutta questa musica, tutti questi brani, espressi con suoni e voci diverse, ma è andata bene, visto che il disco è già un meritato successo.