CordePazze: L’arte della fuga – recensione

images (3)Marco Ottolini

Nel 2007 le CordePazze vincono il premio “Fabrizio De Andrè”.  Nel 2013 le CordePazze vincono un mio premio personale: quello sulla sincerità. Capisco che non sia la stessa cosa, certo, ma è veramente bello, in questo periodo, trovare ancora qualcuno che in un disco riesca a concentrare tutta questa voglia di raccontare la vita senza troppi fronzoli. Solo con la voglia di raccontare qualcosa perché se ne sente la necessità. L’arte della fuga contiene testi chiari, con parole intelligenti e poetiche. Una voce (quella del cantante Alfonso “Fofò” Moscato) particolare, che, nei toni, a volte ricorda quella di una Fiorella Mannoia al maschile. Musiche precise, dirette che si divertono e fanno divertire. Una canzone che riassume al meglio tutto il loro universo è “Credi a me”: racconta una storia con dei personaggi che, ad ogni ascolto, diventano sempre più familiari e rimangono impressi nella memoria. Quasi riescono a commuovere, i CordePazze. E, a furia di essere ripetitivi, ritengo che sia gran cosa di questi tempi. In “Ora Pro No” usano le parole come i birilli di un giocoliere, in “SvendiMilano” lanciano le urla che, più di una volta, avremmo voluto lanciare noi. Sempre con quella semplicità che, di questo disco, mi ha colpito particolarmente. E’ un disco da ascoltare e da tenere in sottofondo. Tenerlo in sottofondo per farsi sorprendere da quella frase, da quelle parole, da quella affermazione che, più di una volta, avremmo voluto fare noi ma che non abbiamo mai pensato di affrontare. Da ascoltare perché questo disco, con un po’ di attenzione, rimane dentro. Viva le CordePazze, quindi. Viva la rabbia celata dalla delicatezza. Viva l’intelligenza mascherata dal pop. Viva la realtà raccontata dalla musica. Viva (anche) queste storie. Che sono (anche) un po’ nostre.


Track List

1- Digos

2- Ora Pro No

3- Credi A Me

4- La Rivoluzione

5- L’Arte Della Fuga

6- Quello Che Vorrei

7- SvendiMilano

8- Gli Scienziati Americani