Colpi Repentini: Arriva lo Zar – la recensione

colpi repentini

 I Colpi Repentini sono un gruppo pop-rock di Milano, Arriva lo Zar’ è il lavoro d’esordio composto da sei brani, che raccontano in musica amori sfortunati, patti col diavolo, giorni e notti di spensieratezza, castelli in aria, fino al puro e semplice nonsense

Di Alex Fumagalli

Procuratevi un vocabolario nella lingua di Dante e cercate la parola “manierismo”: ci sono buone possibilità che accanto alle varie didascalie troviate la cover di “Arriva lo Zar”, poliedrico ed interessante debut dei milanesi “Colpi Repentini”. Onnivori musicali dal multiforme background il quintetto capeggiato da Alessio Piano, voce bella e gigiona che mischia sapientemente toni acutissimi alla Matia Bazar con istrionismo alla Buscaglione strizzando l’occhio al pop di facile beva, griffa con “Arriva lo Zar” un album assai ambizioso dove confluiscono le più disparate istanze stilistiche. La grande famiglia dell’Indie Rock italiano è l’alma mater ma si passa con estrema disinvoltura da una certa ricercatezza underground chic e teatrale al funk scanzonato, da suggestioni retrò con velleità di decadence all’ ironica rivisitazione del quotidiano con l’ostica arma di un non sense alla Battiato sino a romanticherie vintage strappate agli anni sessanta. Una miscellanea difficile da maneggiare e non sempre coerente come si evince dai sei pezzi che si susseguono senza soluzione di continuità: apre l’insonnia di un amore inappagato di “Brucio la Città” con sferzante incipit funk , improvvise accelerazioni ritmiche e ritornello melodico alla Nannini, chiude il vagabondare solitario da eroe romantico on the road con grande estensione vocale di “Un’ottima giornata”, nel mezzo la title track “Arriva lo Zar” sospesa tra un tango e la paranoia per l’amata con tanto di cuscino stretto tra le mani di celentaniana memoria, l’ironia nera dell’autodistruttiva ( qui siamo dalle parti di un Tom Waits ) ed alcolica “Butta giù”, la simpathy for the devil de “Il Diavolo ( a lui si presentò) ” ( biografia non autorizzata del leggendario Robert Johnson ??) sino al pop mainstream a mò di ballad di “Non ti ho persa mai”, carpe diem emozionale dalla lacrima facile sull’amore perduto ed un retrogusto di happy end.  Interessante non v’è dubbio , ma il pretenzioso è dietro l’angolo e lo spettro dell’orecchiabile pure. Sono i rischi del difficile mestiere del manierista