Calibro 35: Traditori di tutti – la recensione

images (6)Sergio Sciambra

Esce un album di un gruppo di musicisti esperti che riprende le colonne sonore di polizieschi italiani anni ’70, non resta che pensare “che figata”, però poi pensi “chissà quanto può andare avanti una cosa così?”. Va avanti.

2008 – Calibro 35, 2010 – Ritornano quelli di… Calibro 35, e iniziano a farsi vedere su palchi come quello del S.Siro, in apertura del concerto sold-out dei Muse, 2012 – Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale, il loro primo album di inediti  che si rivela essere una delle cose più fresche e interessanti nel panorama italiano degli ultimi anni. Un progetto che ha vita, che è qui per restare, e che, a dispetto delle apparenze, ha illimitate possibilità. Così arriviamo a noi, ad oggi, 2013 – Traditori di tutti (Record Kicks RKX046) questo è il nuovo LP della band… un album che coglie nel segno. Si tratta di un’opera ambiziosa: dopo aver attinto a piene mani dal cinema italiano e dal suo proficuo rapporto con la musica, si passa alle pagine di uno dei romanzi cult del noir/giallo italiano, “Traditori di tutti” di Giorgio Scerbanenco, con l’intento di metterlo in musica e creare un’ideale colonna sonora dei momenti salienti della storia, assecondando la naturale vocazione del quartetto per le colonne sonore. 

Va da sé che un disco che racconta una storia noir debba avere un certo mood scuro, notturno, magari, ma tratti, ansiogeno. E così, via i coretti catchy che spuntavano qua e là sul precedente lavoro, e largo a un generale incupimento delle melodie. Pezzi come “Mescaline 6”, “One Hundred Guests”, la conclusiva “Annoying Repetitions”, a colpi di giri di basso martellanti e ossessivi e tastiere inquiete, ci portano per mano in un abisso pischedelico e fumoso che altro non è se non la nebbiosa Milano notturna e violenta attraverso la quale corrono e si intrecciano i fili della storia di Duca Lamberti, il medico/investigatore creato da Scerbanenco. Ma va da sé anche che in una storia ci siano momenti con mood diversi, e Calibro li ripercorrono tutti : e così da un lato gigioneggiano con del surf rock festaiolo e lascivo (“The Butcher’s Bride), dall’altro morriconeggiano con “Two Pills in the Pocket, e più volte ci danno dentro con sonorità più dure e rockeggianti rispetto a quelle a cui ci avevano abituato; dalla cavalcata del singolo apripista, “Giulia Mon Amour”, fino all’imperioso arpeggio di “Traitors”, in parte dell’album c’è in effetti una certa virata verso una specie di versione molto personale del rock anni ’70, probabilmente figlia dell’ampio spazio riservato in sede compositiva al chitarrista della band, Massimo Martellotta, autore principale di rilevante parte dei brani. Funk, rock, psichedelia, sperimentazione, filologia musicale: i Calibro hanno una speciale forma mentis, quella che possono avere solo dei musicisti eclettici (date un occhiata ai loro curriculum e ai loro altri progetti, uno per tutti gli Zeus! di Cavina) entrati in sala prove con l’intento di rifarsi ad una precisa temperie musicale per poi superarla, grazie alla quale qualunque cosa esca dalle loro mani suona fuori dai canoni della musica odierna, tanti passi indietro da risultare avanti, con il suo corollario di ricerca sonora (a questa volta, oltre che ai fiati e alle tastiere, Gabrielli mette mano anche a dulcitone e mellotron), il citazionismo intelligente che in una bomba come “Vendetta!” ti inserisce passaggi che sembrano usciti fuori da uno spaghetti western leoniano, la fantasia che ti mette gli ottoni sopra un riff alla RATM, per un risultato (“Stainless Steel”) che farebbe la sua figura in un film di Tarantino. Che poi, a proposito, i Calibro ad Hollywood saranno pure un miraggio, ma meno assurdo di quanto possa sembrare: sono una delle poche formazioni italiane (forse l’unica, fra quelle emerse negli ultimi anni) a riscuotere un certo successo all’estero, successo che li porterà a girare tutto il vecchio continente nel prossimo tour, così come li ha portati ad avere un bel po’ di recensioni positive da giornalisti stranieri, o a suonare di nuovo sul palco dei Muse quest’anno a Roma. Se anche oltreoceano ormai ce li invidiano, ci saranno delle ragioni. Questo album, come i precedenti, le mostra tutte.

I Calibro 35 sono:

Massimo Martellotta – chitarre e lap steel

Enrico Gabrielli – tastiere, flauto, sassofono, xilofono

Fabio Rondanini – batteria

Luca Cavina – basso

Tommaso Colliva – produzione

Di seguito, la tracklist di “Traditori di tutti” e le date del tour europeo dei Caibro 35:

Tracklist:

1-Prologue

2-Giulia Mon Amour

3-Stainless Steel

4-One Hundred Guests

5-Mescaline 6

6-The Butcher’s Bride

7-Vendetta – 3:26

8-You Filthy Bastards! – 2:59

9-Traitors – 3:54

10-Two Pills in the Pocket

11-Miss Livia Ussaro)

12-Annoying Repetitions

4 ottobre – Lubiana @ Gala Hala

5 ottobre – Murska Sobota @ MIKK Club

6 ottobre – Trieste @ Tetris

19 ottobre – Basilea @ Sud

24 ottobre – Modena @ Off

25 ottobre – Sommacampagna (VR) @ Auditorium Malkovich

26 ottobre – Vigonovo (VE) @ Studio 2

7 novembre – Arezzo @ Karemaski

8 novembre – Roma @ Black Out

9 novembre – Londra @ 100 Club

15 novembre – Livorno @ The Cage

16 novembre – Ravenna @ Bronson

21 novembre – Mariano Comense @ Il Circolo

22 novembre – Torino @ Hiroshima

28 novembre – Milano @ Magnolia

29 novembre – Brescia @ Nave di Harlock

30 novembre – Firenze @ Auditorium Flog

6 dicembre – Bologna @ Locomotiv

7 dicembre – Perugia @ Urban