Bianco: Guardare per aria – la recensione


BiancoFoto3E’ uscito il 3 febbraio per INRI il terzo disco di Bianco, cantautore torinese che traccia il suo percorso artistico attraverso brani semplici, raffinati e sognanti, con lo sguardo sempre rivolto verso l’alto.

 

 

di Eleonora Montesanti

 

Quello di Bianco è un disco prezioso, perché sin dal titolo ci regala l’opportunità di fare una scelta, vale a dire quella di provare, almeno per i quaranta minuti di durata dell’album, ad osservare il mondo da una prospettiva diversa, quella da cui le cose appaiono meno complicate e più afferrabili. Fare un bel respiro e guardare per aria, dunque, può essere la risposta alle inquietudini celate in un passato che ci tormenta, a un presente consapevolmente difficile, o ancora a un futuro nebuloso che ci fa paura.

Bianco ci prova e ci riesce mettendo in gioco tutta la sua emotività, che si trasforma in nove brani delicati, curati minuziosamente, intrisi di poesia, sensazioni e scene quotidiane che convivono in un equilibrio sorprendente.

Il manifesto di questo disco è Filo d’erba, la traccia d’apertura: un tappeto sonoro di accordi semplici fa da sottofondo a un testo ugualmente semplice, ma meravigliosamente fiducioso e rassicurante: e arriverà l’estate / e i fiori si apriranno / e noi qui in silenzio a guardare le stelle / e un po’ ci invidieranno / perché poi in fondo sanno / meglio guardare per aria che a terra.

Lo stesso tipo di lucidità la si ritrova poi in Volume che, nonostante nelle strofe si lasci frenare dalle ansietà che troppo spesso ci fanno brancolare nel buio, riscopre la luce in un ampio ritornello da cantare a squarciagola, perché non c’è niente di più bello che ritrovarsi.

Ritrovarsi appunto, svegliandosi pian piano dal torpore di Drago, una canzone che cresce in un’atmosfera ovattata, quasi fiabesca, dove la concretezza dei piccoli gesti che costruiscono la felicità non sono nulla in confronto all’inconsistenza della paura: la paura è fatta di niente / come dio è fatta di niente / come un salto è fatta di niente / come il tempo è fatta di niente.

Aeroplano, invece, è una canzone d’amore straordinaria: la capacità espressiva del cantautore torinese è così potentemente delicata da insinuarsi sottopelle e bucare lo stomaco. Aeroplano, davvero, è un tuffo al cuore, è l’emblema della dolcezza e ci ricorda che l’amore può essere una cosa bellissima, quando è sinonimo di condivisione, sostegno e famiglia. Questo testo ha l’immenso potere di riuscire ad abbattere tutte le maschere imperturbabili che (magari con fatica) ci disegniamo addosso per proteggerci dai sentimenti. E’ un piccolo grande capolavoro.

Guardare per aria, inoltre, è un album molto ricco di collaborazioni. La prima è quella con Levante, la cui voce in Corri corri incalza quella di Bianco in un inseguimento melodico dove sembra ormai impossibile riuscire ad andare alla stessa velocità. Corri corri è il pezzo più accattivante e più a fuoco del disco, la ricchezza dei fiati dona un immenso valore aggiunto alla spontaneità di questa baruffa sonora.

La seconda collaborazione è quella con Matteo De Simone (Nadàr Solo) in Almeno a Natale, un brano che, sostenuto da un pianoforte vivace e acuto, descrive l’insicurezza e la malinconia che nascono in un viaggio a ritroso, verso casa, nel periodo di Natale.

Le dimensioni contano, poi, vede il contributo di Niccolò Fabi e di tutta la sua crew di musicisti: il brano, in effetti, profuma parecchio di scuola romana e, a livello melodico, è quello più immediato, quello più d’impatto per la sua indiscussa orecchiabilità.

L’unica nota negativa di questa canzone riguarda il testo, esageratamente naif e portatore di un’ironia che a Bianco non appartiene e la fa apparire dunque un po’ forzata e difficile da cucirgli addosso.

L’album si chiude con Le stelle di giorno, una narrazione acustica – impreziosita dagli arpeggi di Cecilia e dal cicaleccio in sottofondo – nella quale Bianco racconta storie di pianeti e corpi celesti, come a volerci rimboccare le coperte in un letto di stelle, ribadendo che la felicità sta nell’assaporare la bellezza di ogni attimo, mentre con la testa sul cuscino ci addormentiamo con lo sguardo fisso in aria per volare via di qua.

Bianco è un cantautore speciale e con questo album conferma la sua indole spontanea e salvifica, nonché la sua capacità di colorare la musica sviscerando attimi di quotidianità. Guardare per aria è un disco equilibrato, che fa stare molto bene e che rende la serenità palpabile. Per questi motivi Guardare per aria è un disco di cui avevamo bisogno.

Tracklist

  1. Filo d’erba

  2. Volume

  3. Corri corri

  4. Drago

  5. Aeroplano

  6. Almeno a Natale

  7. Quello che non hai

  8. Le dimensioni contano

  9. Le stelle di giorno