Beyoncè: il nuovo album “Lemonade” – la recensione

beyonce-lemonade 2A quante di noi non è mai capitato di vivere un amore spaccaossa o anche solo di incontrare un idiota che se ne va con l’amica proprio sotto ai nostri occhi? Che una cosa del genere possa succedere ad una star mondiale come Beyoncè, però, è difficile da immaginare. Ma la realtà spesso sembra superare la fantasia…basta leggere qualche testo di “Lemonade”, ultimo lavoro dell’artista per rendersi conto che si tratti di un concept album sul dolore delle donne e sull’infedeltà coniugale.

di Egle Taccia

Di dischi che raccontano storie d’amore andate a male ne abbiamo ascoltati a migliaia, considerato che il cliché della donna tradita e abbandonata sia il filo conduttore dell’essere artista donna nel mondo. Stupisce però il cambiamento di Beyoncè, che da idolo delle “Single Ladies”, dell’affermazione femminile, si sia trasformata nell’emblema di donna ignorata e maltrattata. La verità è che anche donne, apparentemente invincibili come lei, soffrono ed hanno degli uomini che non le meritano, con la differenza che il messaggio che sta dietro all’album è un messaggio di rivincita e riscatto.

Le si deve quindi il merito di aver evitato di pubblicare il solito album strappacuore, pensando bene di approfittare della sua sofferenza per estendere il raggio d’azione parlando di razzismo nei confronti delle donne nere, che sono tra le più discriminate del mondo, e portando l’album verso una dimensione superiore a quella comune.

Da tutto questo dolore ne è venuto fuori qualcosa di buono, perché questo concept sulla sofferenza delle donne nere, svilite nella veste di mogli, madri e fidanzate, penso che possa definirsi a chiare lettere come il disco della consacrazione definitiva di Beyoncè come nuova regina incontrastata della black music mondiale. Il disco è un concentrato di musica nera, elettronica, rock, pop, jazz, country e r’n’b, fusi insieme in un mix moderno e sperimentale, che porta “Lemonade” su una nuova strada rispetto ai lavori precedenti.

I testi, come vi anticipavano, si rivolgono alle donne, ma sarebbe opportuno che gli uomini metabolizzassero quelle parole. È una sorta di manuale di sopravvivenza all’infedeltà coniugale. Però attenzione! Non perché i temi sono dolorosi ciò implica delle melodie funerarie, con tanto di brani strappalacrime! Come vi anticipavo, è invece un album vario, trascinante e ritmato, con la presenza di qualche ballata per smorzare i toni.

In “Lemonade” di pezzi meravigliosi ce ne sono tantissimi, di testi meravigliosi ce ne sono altrettanti. Penso ad esempio ad un brano come “Hold Up” in cui i ritmi black si fondono con la voce calda dell’artista e con dei ritmi minimal e trascinanti. Col suo interrogativo “Jealous or crazy” ci riporta a tutta quella serie di sospetti che frullano nella testa di una donna quando sente di essere tradita e che sembrano rimbalzare anche nei ritmi del brano. Per me è stato amore a primo ascolto!

Poco dopo ci si imbatte in “Sorry”, in quel momento in cui si realizza che le scuse non bastano e si invita gentilmente il compagno a dedicarsi a “Becky with the good hair”, frase che ha sguinzagliato la stampa mondiale per capire a chi si riferisca, anche se Rita Ora ha aiutato con qualche piccolo indizio lanciato sui suoi social.

Inch” ha un’intro che ti prende per mano e ti porta nello spazio insieme a The Weeknd, mentre lei elegge a simbolo del riscatto femminile quei “Six Inch Heels” che aiutano tanto le donne ad essere sicure di sé. E’ una delle tante collaborazioni che scaldano la voce di Beyoncè, oltre a quelle con Jack White, Kendrick Lamar, James Blake e Diplo.

Altro brano da segnalare è “Daddy Lessons” che spazia tra jazz, coutry e folk, ricordandoci quella musica che ha rappresentato la schiavitù dei neri nei campi di cotone. Il brano parla del rapporto col padre, padre che allontanò dalla sua carriera proprio perché non accettava il suo rapporto con Jay Z e i cui insegnamenti adesso riecheggiano nella canzone.

Sandscastels” è una ballata che fa sognare, credo sia uno dei brani che metta maggiormente in luce la potenza vocale dell’artista.

Freedom” è uno dei pezzi più potenti del disco, la collaborazione con Kendrick Lamar impreziosisce un brano che suona come anatema nei confronti delle donne nere. È nel visual di questo pezzo che appaiono le madri di Trayvon Martin, Michael Brown ed Eric Garner, vittime della violenza nera, ed è grazie a questo brano che l’artista si definisce come una “force of nature”. L’album si chiude con “Formation”, simbolo dell’orgoglio black!

Che dirvi, è un capolavoro, un album formativo e trascinante, che ci porta ad avere ancora fiducia nel mainstream!

Beyoncè senza Jay Z sta volando altissimo, perché non vi liberate anche voi da certi pesi? Se il risultato è questo, è il caso di farci un pensierino, o no?