Benny Moschini “Sono ancora qui”: la recensione

Si intitola “Sono ancora qui” il nuovo album di Benny Moschini. Auto-prodotto, sotto la supervisione del direttore artistico Renato Droghetti (già in studio Paolo Meneguzzi e Stadio), “Sono ancora qui” raccoglie tutta l’opera dell’artista partenopeo, da quando Benny ha scelto di smettere i panni del dj per dedicarsi al pop-rock.

Sono ancora qui” è anche il titolo del primo singolo estratto (di cui sotto potere vedere il video clip) , nonché la traccia d’apertura  dell’album. Si tratta di una dichiarazione di intenti chiara e precisa. Fin dalle prime note il brano anticipa a quella che sarà poi la direzione seguita lungo tutto l’album. Un pop-rock ben costruito, che perfettamente si inserisce all’interno della tradizione melodica italiana. A voler cercare un paragone la prima associazione a saltare in mente sono gli Sugarfree di “Cleptomania” o, ancora meglio, i primi Modà.

I contenuti dell’album possono dividersi in due principali filoni. Da una parte il tema della libertà, della continua ricerca, del carpe-diem e della voglia di rottura, dall’altra l’amore. Riconducibile al primo filone, oltre a “Sono ancora qui”, sono canzoni come “Il segreto del tempo” in cui si sente per la prima volta all’interno della base anche il passato dance dell’autore; “Amaro” e “Basta” di cui non convince fino in fondo la parentesi rap; “Rabbia” e “Da me”, che riprendono le tematiche proposte a inizio album dopo un breve intervallo romantico.

In mezzo, come anticipato in precedenza, troviamo la parentesi sull’amore. “Insieme lontano” è la classica ballata voce e chitarra che canta i tormenti di un amore lontano. “Il Senso” è un brano costruito alla perfezione, nel pieno rispetto della tradizione melodica italiana, al punto che si direbbe pronto per Sanremo e per le emittenti radiofoniche.

benni moschini retroInfine le collaborazioni. “Mai come voi”, esperimento rap che si avvale del contributo di Esteban Diaz e “L’eleganza dell’ingenuità”, realizzato in collaborazione con Manuel Auteri, brano quasi parlato e sorretto dal solo pianoforte che sembra perdersi un po’ nelle sue ambizioni.

 La vocalità di Benny Moschini ben sorregge tutto l’impianto dell’album, qualche perplessità nasce invece ascoltando i testi. In certi momenti l’autore sembra abbandonarsi a quella che si potrebbe definire “sindrome da Negramaro”, ovvero grandi ed eleganti giri di parole su libertà, amore, rabbia e senso della vita, che a fine traccia però lasciano l’ascoltatore con il dubbio di non aver colto il messaggio dell’artista.

 Questo in una sintesi estrema, che certo non gli rende giustizia, è “Sono ancora qui”. Album del quale vi consigliamo l’ascolto sia perché è il modo migliore per farvene un’idea, sia perché anche se qualcosa ha il sapore di già sentito non vuol dire sia per forza da scartare. Anzi. Un brano come “Il Senso” sarebbe davvero pronto per le principali emittenti radiofoniche e la grande distribuzione, ma per scrivere sul “mistero” (che poi così mistero non è) attorno ai meccanismi che portano al successo nel mondo del pop, servirebbe forse un blog a parte.