Aucan: Stelle Fisse – la recensione

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Il trio bresciano degli Aucan (Kowloon/La Tempesta) pubblica Stelle Fisse a distanza di quattro anni dai precedenti Sel Titled, Dna e Black Rainbow

 

di Pietre H

Questo Stelle Fisse è un album indovinato, che riesce a far muovere, non solo il corpo ma anche la mente, con la sua ricchezza di suoni che esplorano più e più influenze già in passato sperimentate, ma che in questo lavoro vedono una nuova vita, come le malinconiche linee di synth dissonanti già presenti nel disco del 2010 “Dna Ep”. Il disco in buona parte strizza l’occhio al mondo della club music, ma senza scadere mai nel ripetitivo o nel banale: basti vedere la più che buona riuscita di pezzi come Friends che si intreccia con fitta trama ritmica che sfocia con forza in movimento che ti porta per forza a danzare. Suoni asciutti accompagno atmosfere notturne, per questo motivo possiamo affermare che non si tratta di mero intrattenimento Dance. L’anima di questo disco è un anima elettronica lineare, minimale. Basta ascoltare Grime 3 o Light Sequence, oppure disgelo un incantevole minimalismo.

Un album ben riuscito che cresce lungo tutto il viaggio, che tiene con il fiato sospeso in un intreccio di elettronica e suoni.