Alea: Spleenless – la recensione

Spleenless è il disco d’esordio di Alea, giovane artista pugliese che cerca di sfuggire alla malinconia esistenziale attraverso il soul, il blues e il jazz.

 

 

di Eleonora Montesanti 

 

Si può sfuggire alla malinconia? E’ questa la domanda che tutti, prima o poi, ci poniamo. Se lo era chiesto persino Baudelaire che, sullo spleen, ha costruito buona parte della sua letteratura. Ognuno cerca la propria risposta di fronte al disagio esistenziale e all’abnegazione della speranza: Alea ha trovato la sua nella musica. Il suo disco d’esordio, Spleenless, è infatti una risposta importante all’angoscia nei confronti del futuro che profuma di jazz, blues e soul.

Spleenless comincia con un pezzo molto interessante intitolato Never better. E’ un brano ibrido, in cui l’italiano si mischia all’inglese e il jazz si lascia prendere per mano da qualche incursione prog. Si procede con Dentro me, brano già edito dall’artista nel 2014, ma rivestito per l’occasione in abiti r&b. Relais, invece, ha un bellissimo pianoforte che sostiene l’ironia e i cambi di direzione del pezzo, il cui scopo è evadere dal blues interiore. Musica è una dedica – a tratti un po’ troppo didascalica – alla musica, appunto, ossia l’ancora di salvezza per tutti i momenti bui.

A questo punto si giunge a quello che sicuramente è il fiore all’occhiello di quest’album: Amore cercato ha tutti gli elementi per essere perfetto: le sonorità jazz arricchite da una fisarmonica meravigliosa, il dialetto pugliese, il testo poetico e il duetto di Alea con suo padre (anch’egli musicista).
Nel baricentro del disco, poi, c’è il fulcro tematico: Non c’è pace è un tentativo vero e proprio di fuga dallo spleen e dall’apatia.

Andando verso la fine troviamo tre brani molto diversi tra loro, ma interessanti. Il primo è una cover di Miss Celie’s blues, in una versione squisita e delicata che mette in risalto le grandi potenzialità di Alea anche come interprete. Il secondo si intitola Motivetto, è il pezzo più ritmato dell’album e rappresenta il pensiero di una collettività tutta concentrata sulla stessa canzoncina. Spleenless si chiude con un brano intriso di speranza che si intitola Cercando, dove improvvisazione stilistica e vocale sostengono fortemente quella sensazione di infinita ricerca, dentro noi stessi e fuori.

In generale si può dire che questo è oggettivamente un bel disco: Altea si muove molto bene tra generi in cui non è sempre facile barcamenarsi senza apparire banali. Lei ci riesce e, per quel che ho sentito, potrebbe essere la Rossana Casale dei nostri tempi. Brava!