Adam Carpet, il disco d’esordio – la recensione

adam carpetdi Alex Fumagalli

Fino a che punto può spingersi un progetto musicale trasversale, complesso e raffinato senza giungere al puro compiacimento e quindi all’inascoltabilità? E’ la risposta che cercano audacemente gli all stars di Adam Carpet, supergruppo di jam sessionist fuorisciti da band arcinote o meno (da Diego Galeri dei Timoria ad Alessandro Deidda delle Vibrazioni passando per Double T Barbosa dei Kalweit and the Spokes) nel loro omonimo album finalmente dato alle stampe su cd ad un anno di distanza dall’uscita digitale (on line adesso anche una versione remix). Opportunamente arricchito da due bonus track (la riarrangiata Dream City dei Frigidaire Tango e Future Teen Idol) e accompagnato da trascinanti esibizioni live a loro volta impreziosite dalla visual art del Mapping, avanguardistica tecnica di proiezione che trasforma ogni superficie geometrica in un display dinamico unendo con esiti suggestivi musica, realtà e virtuale “Adam Carpet” è un concept album esclusivamente strumentale di 12 pezzi accavallati fra loro fino a confluire soprendentemente in un flusso sonoro tanto coerente quanto dettagliato. Dodici titoli criptici e surreali (per conferire un’ulteriore dimensione onirica alla musica in assenza di testi) figli di una contaminazione tra post rock (a sua volta rivisitato), virtuosismi elettronici e ritmi sincopati da coraggiosi slide chitarristici. Si sale sull’onda psichedelica con “Carpet”, si scende un pò storditi ma inevitabilmente catturati con “Dream City” dopo 47 minuti 47 di mescolanza di stili diversi, vaniloqui acidi, escursioni d’avanguardia, synth dal vago sapore retrò sino a strizzare l’occhio al prog più estremo. Siamo quasi dalle parti della trasposizione musicale di un’installazione artistica,per questo potrebbe risultare scarsamente potabile per molti ma una tale duttilità strumentale e padronanza di stili diversi spinti sino a dare un’organizzazione al caos era prerogativa di giganti della stazza di Pink Floyd e Grateful Dead e loro sapevano bene che nei meandri dell’incomunicabilità la musica è più pura e anche l’anima di chi l’ascolta. Sottoponedoci all’esperimento “Adam Carpet” ci crediamo sempre di più.

Abbiamo avuto modo di vederli dal vivo lo scorso giovedì 19 maggio al Carroponte, potete vedere le nostre foto cliccando QUI.