Virginiana Miller al Carroponte: live report e foto

virginiana millerVirginiana Miller – Carroponte 18 giugno 2014 : il racconto della serata e le foto 

live report di Eleonora Montesanti

Uno dei tipici temporali di giugno si abbatte sul Carroponte quando mancano all’incirca due ore al concerto della band livornese. Fortunatamente quando si avvicina l’ora di inizio, citando proprio una loro canzone, la pioggia goccia a goccia è già caduta tutta e resta solo un forte vento che non scoraggia una buona quantità di pubblico, che si dimostrerà poi caldo e partecipe.

Il gruppo di Simone Lenzi appare molto in forma, la performance è precisa ed emozionante. Si comincia da Due e Una bella giornata, appartenenti a Venga il regno, l’ultimo lavoro dei Virginiana Miller, uscito lo scorso settembre. La scaletta è variegata e imprevedibile, subito dopo infatti il pubblico entusiasta accoglie le prime note di La verità sul tennis, probabilmente il pezzo più famoso del gruppo, e resta a bocca aperta di fronte a Requiem per la Rai, brano che – a detta dello stesso Simone Lenzi – non veniva suonato da più di un decennio. Dolci canzoni d’amore (Tutti i santi giorni, Anni di piombo, Formiche) si alternano a momenti più cupi e solenni (Nel recinto dei cani, L’eternità di Roma, Chic): in più di vent’anni di musica i Virginiana Miller sfiorano davvero tutti gli stati d’animo e affrontano questioni sociali con un linguaggio tale da riuscire ad essere al contempo delicato e penetrante.

La loro grande forza sta nel trasformare le sensazioni e gli eventi che riguardano il loro vissuto e la loro interiorità in beni comuni, in qualcosa in cui chiunque possa riconoscersi.

La seconda parte del concerto è incentrata soprattutto sui due album antecedenti a Venga il regno, vale a dire Fuochi fatui d’artificio (2006) e Il primo lunedì del mondo (2010). Le canzoni, però, vengono leggermente riadattate attraverso la componente elettronica che caratterizza le sonorità dell’ultimo disco, di modo che il concerto appaia compatto e coeso.

Una Lunedì acustica, felice e saltellante, una Uri Geller profonda, disperata e ipnotica e una “benedizione papale” che coinvolge il pubblico sul ritornello de La carezza del papa ci accompagnano all’epilogo, affidato come di consuetudine alla splendida Acque sicure, con quell’acuto finale che ogni volta lascia tutti spiazzati.

C’è ancora tempo per un ultimo brano, Lettera di San Paolo agli operai, dedicato a Sesto San Giovanni, da sempre città rossa e, appunto, operaia. Un brano che riporta alla mente gli anni Settenta, periodo in cui comunismo e religiosità convivevano, come a voler spiegare qualcosa che oggi appare innaturale e contraddittorio, ma importante per definire quello che siamo diventati, come individui e come collettività.

 

I Virginiana Miller sono un gruppo di cui l’Italia deve andare molto fiera: la serietà e l’umiltà con cui affrontano il mestiere di musicista, la bellezza e la qualità della loro arte, l’originalità e la delicatezza con cui la affrontano e la volontà di non scendere a compromessi commerciali li rende una delle band più significative degli ultimi vent’anni.

Di seguito tutte le foto  cura di Anji 

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