The National: il live @ CitySound Milano

the nationalReport By Elena Contenta – Photo by Anji

I The National tornano in Italia con due date eccezionali. Dopo il sold out del concerto romano del 30 giugno la band americana arriva a Milano per una serata strepitosa. Lo scenario è l’Ippodromo del Galoppo di San Siro che, per il secondo anno, ospita l’interessante rassegna di musica live City Sound.

Lamusicarock raggiunge l’evento già dallo spettacolare opening act del grande Johnny Marr, ex Smiths, accolto con fragore e attenzione dal pubblico milanese. Poco dopo, non è ancora completamente notte, i The National iniziano la loro performance. Sulla luce del tramonto la scaletta racconta con delicata armonia la storia discografica di questa band, una storia lunga cominciata nel lontano 2001 con l’album The National e confermata quest’anno con l’ultimo Trouble will find me. E allora se ne vanno nell’aria I Should Live In Salt, Don’t Swallow the Cap, Bloodbuzz Ohio, Secret Meeting (meravigliosa), Sea of Love, Demons, Afraid of Everyone, Conversation 16, Squalor Victoria, I Need My Girl, This is the Last Time, All the Wine, Abel, Apartment Story, Pink Rabbits, England e Graceless mentre Matt Berninger continua a sorseggiare vino dal suo calice e il pubblico canta e s’abbandona stringendosi in un’emozione estatica.

IMG_2866Fino a qui la qualità del suono, lo spessore della poetica, la delicatezza dei testi, l’atmosfera delle luci, le vibrazioni e i brividi provocati dalla bellissima voce di Berninger regalano una prima serata di altissimo livello. Tutto si mescola per tessere attorno alle persone quello che si farebbe difficoltà a non riconoscere come un bellissimo concerto. Ma noi siamo a vedere i The National. E allora, stante la bellezza già goduta, forse pretendiamo di più. E il di più, esatto come la risposta finale di un quiz show americano anni ’60, arriva. Due capolavori. Uno dopo l’altro. About Today Fake Empire. Il pubblico smette di respirare per dieci minuti buoni. Un’intensità rara che scende dal palco e tocca ognuno dei fortunati presenti. Sull’ultima nota i The National escono di scena e arriva il primo buio. Solo qualche attimo di silenzio che prepara con lucida maestria ad un finale esplosivo.

IMG_3008Il lunghissimo bis inizia con uno dei pezzi più belli della produzione rock malinconica dei The National, Runaway. Segue un’altra perla Humiliation. La quiete prima della tempesta. Poi. La magia di quando il rock diventa n’ roll. Su Mr. November Matt Berninger scende dal palco. Cammina (trascinandosi dietro, incurante, tutto il cavo del microfono) lungo il proscenio, oltrepassa le transenne e raggiunge il pubblico. Il delirio. La gente lo cerca, lo abbraccia, lo tocca, canta assieme a lui, lo alza, lo fa surfare, mentre attorno è lo stupore. Tornato sul palco Berninger non resiste nemmeno per la prima strofa di Terrible love e torna a gettarsi sulla folla.

Questa volta stage diving in piena regola. Come se non ci fosse un domani. Recuperato il cantante i The National ci salutano con una versione acustica di Vanderlyle Crybaby Geeks arrangiamento perfetto e perfetta chiosa per questa serata incredibile. Che altro dire? Uno spettacolo. Vero. Di quelli che alla fine torni a casa in macchina cantando, cercando i loro dischi tra quelli vecchi e ricordandoti chiaramente perché questi The National sono stati uno dei tuoi gruppi preferiti e non t’è mai servito di chiederti il perché.

Report By Elena Contenta – Photo by Anji

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