Strife: il live di Milano – foto e recensione

strife-2Domenica 21 aprile, arrivato puntuale al Factory, rimango abbastanza sconcertato dalla penuria di gente presente in sala. Eppure questa sera si devono esibire gli Strife, Parliamo del gruppo che a metà anni novanta aveva dato, insieme a Snapcase e Earth Crisis, nuova linfa all’hardcore che ormai sembrava sulla strada del tramonto e che hanno avuto l’onore e possibilità di collaborare con Deftones,Fear Factory e Sepultura sull’album  “In This Defiance”. Aprono il concerto gli italiani A theory of justice, giovane band del lodigiano che a quanto pare ci crede ancora in quelli che sono i valori della scena. Suono compatto, cadenzato e duro. Ci danno dentro senza indugiare. Gli Strife si fanno attendere un pò, suonando con una mezz’ora di ritardo rispetto alla scaletta.
Fin dalle prime note, sbattono in faccia ai presenti un muro sonoro devastante. Non poteva essere altrimenti. Il pubblico, sempre poco, si anima ed il concerto diventa una festa. Il cantante offre generosamente ai fan il microfono per i cori, come nella migliore delle tradizioni HC. Suonano un’ora tiratissima, senza concedere alcun bis. Una scaletta che ha spaziato lungo tutta la discografia, ma ovviamente con un occhio di riguardo al loro primo mitico album One Thruth. Sullo sfondo capeggiava il titolo dell’ultimo album “Witness a rebirth”, chissà che non sia di buon auspicio e poterli rivedere in un futuro non troppo lontano magari a condividere di nuovo il palco con Snapcase ed Earth Crisis.
Foto e Recensione Mario Carina
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