Soulfly: il live al Carroponte – tutte le foto

soulflyMario Carina

Che Max Cavalera, frontman dei Soulfly, avesse un forte senso di appartenenza alla famiglia, lo si sapeva a dimostrazione di collaborazioni con il fratello o i figli, ma arrivare al punto di organizzare un tour europeo chiamato Maximum Cavalera, portandosi come supporto le band del figlio e del figliastro ha superato ogni immaginazione. Alla faccia del nepotismo.

Quindi mercoledì 10 luglio sul palco del Carroponte si sono presentati prima i Lody Kong di Zyon Cavalera e successivamente gli Incite di Richie Cavalera.

soulfly-19Arrivo in tempo per sentire qualche brano degli Incite che suonano un thrash metal moderno, in stile Pantera. Musicalmente ineccepibili anche se nulla di nuovo, ma la voce urlata dopo un pò è diventata monotona.Nel frattempo comincia a cadere una leggera pioggia che non accennerà a smettere. Alle 22.30 circa finalmente salgono sul palco i Soulfly, super acclamati dal pubblico, che in realtà non è poi molto.

Gli anni passano per tutti e anche Max ne accusa un pò il colpo. Non che fosse mai stato un animale da palcoscenico, ma lo si vedeva un pò affaticato. Nulla da dire sullo show, che come al solito è stato trascinante e anche un pò prevedibile. Per chi li avesse già visti in passato potrà confermare. Due bestemmioni da copione per incitare il pubblico, maglietta del Milan (in precedenti occasioni si è presentato con quella dell’Inter e dell’Italia) e relativi cori da stadio e immancabile “duetto” con i figli.

E’ stata presentata una scaletta variopinta dando spazio ad alcuni brani del più recente album “Enslaved”, un’abbondante manciata di canzoni dei Sepultura da “Refuse/Resist” passando per “Arise/Death embrionic cells” e finire ovviamente con “Roots Bloody Roots”. Max ha rispolverato anche il suo side project (nei tempi d’oro dei Sepultura) Nailbomb. Hanno fatto capolino un paio di accenni ai Black Sabbath e “Walk” dei Pantera. Ad un certo punto la sensazione era quella di essere al concerto di una cover band. Non sono mancati i grandi classici come “Jump the fuck up” e “Eye For An Eye”.

E per non farci mancare nulla hanno chiuso lo show sulle note di “The Trooper” dei Maiden. Pur penalizzati dal brutto tempo e la scarsa affluenza di gente, senza infamia ne lode i fan hanno avuto il loro spettacolo. A differenza di altre band, credo che i Soulfly riescano a rendere molto di più nei festival.

Mario Carina

[shashin type=”albumphotos” id=”145″ size=”small” crop=”n” columns=”max” caption=”n” order=”date” position=”center”]