SOLOMACELLO FEST 2017 – tutte le foto

Lo scorso 21 Giugno siamo stati al Solomacello Fest insieme ai Deafheaven – Trap Them – Ghost Bath – La Fin – Calvario @ Circolo Magnolia

Report e foto Luca Simonazzi

Chi conosce cosa sia il SOLOMACELLO già sa a che cosa andrà incontro: un calderone di ogni nicchia di musica estrema, sperimentale e “sbronzareccia”; in questa edizione è stato dato infatti largo spazio a ciò che gravita in maniera impura intorno al mondo del black metal e del post rock, strizzando sempre l’occhio all’arroganza dell’hardcore. Ad aprire le danze troviamo appunto due ottime band locali, segno di come l’organizzazione del vecchio MiOdi tenga da conto e promuova le realtà della zona: i Calvario, che propongono un convincente blackened hardcore dalla selvaggia voce femminile, e i La Fin, band post metal che pregna di varie influenze estreme fa vibrare il palco con la potenza della formazione a tre chitarre dalle sei corde in su.

Come primi ospiti internazionali a giungere on stage, accogliamo gli statunitensi Ghost Bath, a loro volta forti di tre chitarre che sono un continuo scambio di sognanti arpeggi post rock e violenti riff black metal sotto alla voce struggente del frontman Dennis Mikula, portano alla platea del circolo Magnolia, lentamente sempre più gremita, vari estratti dell’ultima fatica “Starmourner”, la ricetta sembra andare a braccetto con la proposta degli headliner e carica il pubblico a dovere, mentre lentamente la luce solare lascia il cielo milanese. Un’ ottima scelta da parte degli organizzatori, promossi.

Dopo un rapido cambio palco dove riusciamo a visitare la fornitissima area merch, giungono sul palco direttamente da Seattle i granitici Trap Them, cui ogni commento si può riassumere con: un pugno in faccia senza tante presentazioni; non vi nascondiamo che da tempo li attendevamo su suolo italico, fanno valere l’attesa con tutta la potenza del loro hardcore/grind dall’ animo crust; ben poco spazio alla melodia. Alla voce, Ryan McKenney sfoga tutto se stesso di fronte ad un pubblico che non si lascia pregare per scatenarsi in poghi e circlepit ininterrotti, nemmeno quando il cavo del microfono si stacca ma possiamo comunque percepire tutta la violenza verbale del frontman dispersa nella distorsione swedish death metal del chitarrista/fondatore Brian Izzi, e la nevrosi raggiunge il culmine con l’inconica “The Facts”; ancora un intro dall’incedere lento che darà il via al devasto, “questa è l’ultima” aggiunge Ryan, e 45 minuti passano in un lampo, svaniscono dietro le quinte silenziosamente come sono giunti senza tante cerimonie; probabilmente la band che incarna in concetto di Solomacello con più naturalezza al mondo, pazzeschi.

Un cambio palco leggermente più lungo dei precedenti permette ai sudati reduci dei Trap Them, come noi, di riprendere fiato e bersi qualcosa, mentre una tempesta sonora si prepara a scuotere il Circolo Magnolia, così i californiani Deafheaven danno il via con “Brought to the Water” ad uno show davvero coinvolgente, la commistione di blackgaze e post rock che li ha resi celebri funziona dannatamente bene, supportata da un pressante blast beat ritmico e dallo scream del cantante George Clarke, che intraprende danze teatrali e movimenti androgini come a far convivere in sé l’animo aggraziato dello shoegaze insieme all’inquietudine esistenziale del black metal. Sfortunatamente i primi minuti lasciano presagire il peggio per quanto riguarda i suoni dell’impianto, ben presto corretti facendoci godere appieno la proposta degli statunitensi sulle tracce “Baby Blue” o ancora “Come Back”, entrambe dall’ultimo album New Bermuda (del 2015) come il brano d’apertura. I brani di quest’ultimo sanno davvero scuotere il pubblico presente, così anche il piccolo spazio ritagliato per l’ottima cover di “Cody” dei Mogwai, ma l’esaltazione raggiunge i suoi massimi livelli sui brani del precedente e secondo album Sunbather, che decretò il successo della formazione, come l’immancabile “Dream House” e la stessa titletrack, che conclude l’ora e un quarto (circa) di concerto  tra l’entusiasmo generale. Magnetici, caotici, irrequieti, leggiadri ma seducenti, hanno saputo stregare noi e tutti i presenti; se pensate di poter amare il genere, per quanto particolare, o la sperimentazione tra estremismi, non lasciatevi perdere l’occasione di gustarvi i deafheaven dal vivo quando torneranno, con un nuovo album si spera, non ne sarete certo delusi.

-Scaletta Deafheaven-

Brought to the Water

Baby Blue

Come Back

Language Games

Cody (Mogwai cover)

Dream House

Sunbather

Ecco tutte le foto di Luca Simonazzi