Siren Festival – La seconda serata con Ghali, Baustelle e Apparat

La seconda serata del Siren Festival di Vasto comincia prestissimo in spiaggia con i primi incontri pomeridiani, per poi trasferirci in città dove ad attenderci c’è un’offerta incredibile di live, che ci faranno correre di palco in palco per tutta la notte.

Allacciate le sneakers e partiamo.

Nei Giardini D’Avalos sono previsti due spettacoli eccezionali. Il primo è l’incontro dal titolo “Senza Fretta Senza Tregua – Tre decenni di Casino Royale”, presentato da Emiliano Colasanti, in cui sono stati ripercorsi pezzi di storia della band e della musica e di cui ci resterà sempre impressa questa frase: “Ognuno sceglie la musica che gli assomiglia. Se suoni fuori dal coro non ti lamentare se non hai pubblico.”

Subito dopo salgono sul palco Emidio Clementi e Corrado Nuccini coi loro Quattro Quartetti, esibizione degna di nota, che apre la testa e il cuore, con una poetica mozzafiato tratta da un classico letterario del ‘900 – i “Quattro Quartetti” di T.S. Eliot, declamata da Clementi e accompagnata da un inedito tappeto sonoro, composto per l’occasione. Da restare incantati.

Non c’è tempo da perdere, però, bisogna correre dall’altra parte della città, nel palco free di Porta San Pietro, dove sta per esibirsi una delle rivelazioni di questo 2017, Colombre, che ci presenta il suo primo album, “Pulviscolo”, con brani dai ritmi allegri e trascinanti, eseguiti con una gioia tale da conquistare tutti. Ci saluta con un “Evviva il mare” e da subito quello che traspare è proprio la gioia con cui Giovanni Imparato, vero nome dell’artista, ci racconta pezzi di vita non sempre felici, senza appesantirci, ma regalandoci una spensieratezza contagiosa, che porta tutti a cantare e ballare sottopalco. Musica perfetta per il festival. Colombre esce benissimo dal Siren, da un palco che in passato è stato trampolino di lancio di molti, come Pop X, Cosmo, Motta…

Che questo sia il palco portafortuna di Vasto, lo scopriamo ascoltando anche gli altri due artisti che escono vincitori da questa edizione, Andrea Laszlo De Simone, anche lui al primo album, anche lui artista che ha conquistato da subito l’attenzione del pubblico col suo “Uomo Donna”. Un live molto energico e coinvolgente, in cui le influenze di Battisti sono palpabili, ma trasformate con suoni psichedelici e post rock. Un classico in chiave moderna, insomma. Il pubblico ha risposto in maniera tale da bloccare l’accesso in piazza per quanto era numeroso.

Sempre su quel palco fa capolino Giorgio Poi, attesissimo dai suoi fan, che l’hanno praticamente sovrastato fisicamente e musicalmente, facendogli il coro per tutto il live, a tal punto da costringerlo a rientrare per i bis. Ovazioni per “Tubature”, accompagnata a gran voce da tutti i presenti.

Nel frattempo nel Cortile D’Avalos, qualcosa andava storto, perché è stato veramente complesso riuscire ad entrare, mentre si esibivano gli Allah – Las, incredibili e trascinanti, che siamo riusciti ad ascoltare solo per pochissimo, purtroppo, fortuna che non abbiamo invece avuto per Cabaret Voltaire e Apparat DJ. Sembra che per ragioni di sicurezza non potesse entrare più di un certo numero di persone, perciò si doveva attendere il ricambio per entrare, ricambio che però non c’è stato, impedendo a molti l’accesso ai live. Davvero un peccato non poter assistere a due delle esibizioni più attese del Festival, che probabilmente, visto il coinvolgimento del pubblico, avrebbero meritato il main stage.

Ma veniamo al palco di Piazza del Popolo. Una folla di ragazzini, per non dire bambini accompagnati dai genitori, si è accalcata in attesa del fenomeno mediatico del momento, Ghali, che colpisce da subito per l’immediata empatia col pubblico. La sua trap è coinvolgente, ha un modo molto insolito di stare sul palco, non ha la boria di molti suoi colleghi e interagisce costantemente col pubblico, a tal punto da chiede a tutti di girarsi per fare un selfie con lui, premiando la prima ragazza ad essere velocissima nel postare la foto su instagram, con tanto di dedica di un brano.

Il suo live però non raggiunge neanche lontanamente i livelli di pubblico dei Baustelle, veri mattatori incontrastati della serata, che riescono a raggiungere numeri da record anche per Vasto. Si parte con i brani del nuovo “L’amore e la violenza”, ricevendo un’ovazione per “Amanda Lear”, per poi ripercorrere la storia della band con gli storici “ La vita”, “Charlie fa surf”, “Bruci la città”, cantandoci le dipendenze come solo loro sanno fare. Scherzano sui difetti dei Baustelle, incoraggiandoci a farcela “nonostante l’estate, l’amore e la violenza” e augurandoci di bruciare d’amore.

Come vi accennavo, siamo corsi tutti verso il cortile per il set di Apparat, ma non c’è stato nulla da fare. Ce ne andiamo un po’ delusi dal Siren, sperando che domani vada meglio dalle parti del Cortile.

Per il resto il Siren si conferma una manifestazione eccezionale, con un’offerta musicale varia e ben selezionata. Un plauso va fatto alla sicurezza e alla polizia, veri idoli della serata, che sono riusciti a controllare le borse con i metal detector in maniera ineccepibile, senza però creare rallentamenti nei due punti di accesso all’area live.

È quasi giorno, torno nella mia confortevole camera dell’Hotel Excelsior di Vasto  per godermi il meritato riposo, dopo una serata trascorsa a correre da un palco all’altro.

Ci vediamo domani per altri incredibili live.

Report a cura di Egle Taccia

Foto di Giulio Contigiani