Sick of it all @ Factory 25/6/13: tutte le foto

soia-6Come preannunciato da tempo, la serata di martedì 25 giugno al Factory di Milano sarebbe stata all’insegna di schiaffazzi in faccia e muscoli. Con ben quattro band hardcore che si davano il cambio sul palco come in una sfida di wrestling, e non sarebbe potuto essere stato diversamente.
I primi a salire sul ring ed avere il difficile compito di scaldare il pubblico sono stati gli australiani Paper Arms. Una ventina di minuti di post-punk/emo a la Texas is the reason, suonato bene, ma un pò poco incisivo per il pubblico presente che in gran parte preferisce stare sui divanetti all’aperto a godersi un pò di brezza estiva.
Il discorso cambia decisamente quando salgono sul palco i Bane. Storica band di hardcore oldschool che aveva calcato la scena dei primi anni 90. Nati da una costola degli “sperimentali” Converge, suonano per un’altra mezz’ora, riff sparati a mille all’ora e cori urlati a squarciagola.
soia-7L’aria all’interno del Factory si scalda al punto giusto per accogliere iBoySetsFire.
Gran bella performance per questi cinque ragazzi. Fregandosene totalmente delle etichette e definizioni, hanno presentato una tracklist molto variegata. Come anche nella la loro discografia, hanno spaziato da canzoni più dure e tirate, a momenti più “gigioni”. Da canzoni nude e crude in vero stile post-hardcore a melodie quasi pop. Il pubblico è esaltato, il pit è relativamente calmo, ma tutti cantano le loro songs. Punto di forza per questa band è l’assoluta positività e la poca voglia di prendersi troppo sul serio dando l’impressione in certi momenti di trovarsi quasi per caso insieme sul palco e suonare per gli amici ne danno esempio durante l’attacco di una canzone,quando un chitarrista fa notare all’altro che è partito con l’accordatura sbagliata, quindi un minuto per sistemarsi e ricominciare.
Dopo un interminabile cambio palco, intorno alle 23.15 salgono sul palco i maestri newyorkesi più carichi che mai. Ladies and gentlemen, from New York City, please welcome Sick Of It All.

Suonano un’ora filata e tirata dando poco respiro al pubblico. In tempo zero, il pit si trasforma in un groviglio informe di membra umane.
La particolarità del Factory è quella di non avere transenne tra band e fan… E’ facile intuire il resto: lo stage si è trasformato in un perfetto trampolino per stage diving. La cosa sorprendente è la completa “autogestione” del palco nel massimo del rispetto tra fan. La security c’è, ma fa il minimo indispensabile. Non c’è bisogno di intervenire. Il pogo e gli stage diving sono in completa armonia e la gente si sta divertendo come non mai. Ciò che dall’esterno può sembrare una danza violenta in realtà è solo un turbine vorticoso dove la volontà di farsi e fare del male non è tollerata.Solo la totale voglia di divertirsi. Erano anni che non assistevo ad un concerto del genere. L’ultimo forse nel lontano ’94/5 con i NOFX al Propaganda… La scaletta è ben variegata: dai brani più recenti ai grandi classici. Non mancano all’appello

Clobberin’ Time,Good Lookin’ Out,Just Look Around,Built to last,Ratpack, My life,Friends like you,  Injustice system e Scratch the surface.

Pur non essendoci stata un’affluenza massiccia di gente come mi sarei aspettato, la festa è ben riuscita.
La serata mi ha confermato che band come Sick Of It All rendono decisamente meglio in piccoli club con un minor numero di persone, ma vere piuttosto che palchi infiniti e gente da festival.
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