Saint Vitus e Orange Goblin al Bloom di Mezzago: foto e report

di Mario Orefice

Demoni, zombie mangiatori di cervello, alcool e sudore. E stoner doom devastante fino alle 2:00.

Si può sicuramente affermare che il concerto di sabato sera non ha deluso le attese delle persone che hanno colmato fino all’ultimo centimetro quadrato lo storico locale brianzolo. Due band storiche e molto seguite hanno rifatto la messa in piega a tutti compresi quelli delle ultime file.
Aprono gli Orange Goblin, pionieri dello stoner rock britannico, una delle prime band a portare lo spirito desert californiano dei Kyuss sul suolo di sua maestà. Accordature abbassate, suoni cupi, riffettoni blues super acidi e batteria che più grande non si può, in pure stile. I Goblin arancioni aggiungono da parte loro uno spirito punk orange goblinmetal grazie alla voce ed alle urla del mastodontico Ben Ward. Una bestia enorme, una presenza imbarazzante ma un gigante buono che coinvolge come pochi, un orco che tracanna una lattina di birra in un sorso solo tra un assolo e l’altro; cosa ci dovevamo aspettare dalla band che fa da colonna sonora ufficiale alla Jagermeister? E quando si parla di zombie con il pezzo “They come back”, il mio cervello corre il serio rischio di essere il pasto del non morto… Ben mi afferra la testa e mi azzanna e poi sazio mi stringe la mano mostrando di aver gradito il pasto. Goduria.

Setlist: “Scorpionica” – “Acid Trial” – “Saruman’s Whish” – “Sabbath Hex” – “Heavy Lies The Crown” – “Some You Win, Some You Loose” – “Into The Arms Of Morpheus” – “The Devil’s Whip” – “They Come Back” – “The Fog” – “Quincy The Pigboy” – “Red Tide Rising”

Cambio palco ed ecco gli attesissimi Saint Vitus. Se con gli Orange Goblin lo stoner USA è sbarcato in UK, i Saint Vitus sono gli eredi dei Black Sabbath a Los Angeles, personalizzando il loro lato più doom. Il ritmo rallenta, le note sono più lunge e sostenute, le distorsioni più pesanti. Ma non mancano i cambi di ritmo, che l’abile e pesantissimo Henry Vasquez – l’ultimo arrivato nella band nel 2009 – esegue preciso e violento e sui quali il pubblico, che nel frattempo ha fatto il pieno al bancone ed è bell’inzuppato di alcol, si scatena nel pogo, purtroppo a tratti un po’ violento. Così arretriamo per goderci le fasi fsaint vitusinali del concerto, un’ora e mezza in cui Scott “Wino” Weinrich, ex The Obsessed altra band seminale del genere, e Dave Chandler, membro fondatore con il bassista Mark Adams, dimostrano di essere i mattatori della serata. Sguardi spiritati, testi lisergici, si viene letteralmente inghiottiti dall’atmosfera tenebrosa. 35 anni insieme, come ricorda lo slogan del tour, ma sempre eterni. Non possiamo che tornare a casa soddisfatti e con un fortissimo fischio nelle orecchie…

Setlist: “Living Backwards” – “I Bleed Black” – “Blessed Night” – “Let Them Fall” – “White Stallions” – “The Troll” – “The War Starter” – “The Lost Feeling” – “H.A.A.G.” – “Dying Inside” – “Clear Windowpane” – “Born Too Late” – “The Waste of Time” – “Saint Vitus”

Potete rivivere con noi la serata attraverso le foto di Niska Tognon, buona visione!

ORANGE GOBLIN

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SAINT VITUS

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