Roger Waters The Wall: report, foto e video

Roger WatersReport Lara, Foto Anji

The Wall parte 1: il viaggio.

Con i miei 4 compagni di viaggio e musica, decidiamo di dare il via a questa giornata partendo alle 15:00 in macchina da Milano, direzione Stadio Euganeo di Padova per Roger Waters e il suo The Wall Tour 2013 negli Stadi. Tutto ciò che ci caricava per il concerto, l’eccitazione e la fibrillazione del singolo che si mischiava a quella degli altri 4 in una macchina troppo stretta e calda, è stato smorzato e abbattuto dalle 6 ore (sei ore!) di viaggio: abbiamo praticamente passato tutte le fasi di un vero lutto, l’incazzatura, la depressione, la rassegnazione, causa del traffico immenso che più di una volta ci ha costretti a spegnere la macchina e pregare di arrivare in tempo. Finalmente intravediamo lo stadio dall’autostrada, ma a causa di, a mio avviso, scarsa organizzazione padovana nel gestire il traffico, ci vorrà ancora una buona ora per parcheggiare, spegnere la macchina e correre da Lui: l’orologio segna le 20:50, e l’inizio del concerto previsto alle 21:15. Siamo dentro!

The Wall parte 2: il concerto.

Oltre alle 42.000 persone che hanno costituito il sold out di questa data, nello stadio ad aspettarci c’è un palco grandissimo con sopra 150 metri di “muro” in cartonato, costruito con singoli mattoncini posizionati uno sopra l’altro per ricreare il famoso “the wall”: ovviamente il muro è aperto nel centro per dare una visibilità della band, della strumentazione, e di un grande schermo circolare posizionato sopra il palco.

Lo spettacolo inizia alle 21:25, con l’annuncio di un ragazzo italiano, che parlando per conto di Waters, prega gli spettatori di non utilizzare il flash, poiché in questo modo si rovinerebbero gli effetti speciale, e, soprattutto, si andrebbe a creare un altro “muro bianco” tra le persone.

“In the flesh?” apre ovviamente il concept album, l’entrata plateale è costituita da fuchi d’artificio e 10 sbandieratori (le bandiere raffigurano i 2 famosi martelli, incrociati, simbolo del video Another brick in the wall), che si posizioneranno su una pedana che salirà a 3 metri d’altezza rispetto il palco: ecco Roger Waters che entra salutando il pubblico, vestito completamente di nero, occhiali da soli compresi, fatta eccezione per una fascia rossa sul braccio sinistro, ricordando un abito nazista. A fine canzone, oltre alle continue esplosioni di fuochi d’artificio sopra, a lato, e davanti il palco, si vedrà un aeroplanino che, collegato ad un filo, partirà da una tribuna per andare a schiantarsi contro un pezzo di muro sul palco.

Potrei descrivere cos’è successo singolarmente durante tutti i 26 pezzi che hanno composto il fantastico mondo messo in scena di “The Wall”, ma per descrivere molte cose non sono in grado di trovare parole rendano giustizia a quanto vissuto.IMG_0687

L’audio del live era regolato benissimo e molto alto, gli amplificatori e le casse sembravano delle bombe contenenti watt su watt di potenza, per rendere giustizia ai pezzi e mandare in estasi tutti noi.

Gli effetti speciali, grafici, la presenza scenica, sono stati formidabili, addirittura “faraonici” per qualcuno: il muro è stato completato alla 13esima canzone di The Wall, mentre Waters, dall’altra parte cantava dall’unica “finestrella” rimasta per l’ultimo mattoncino che avrebbe completato quel muro lungo 150 metri, salutandoci con “Goodbye cruel world”.

Il muro fungeva oltretutto da mega schermo: immagine proiettate, spezzoni di video, aerei che sembravano uscire dallo schermo e venirti addosso, scritte tradotte anche in italiano. Sul pezzo “Mother”,infatti, su cui Waters ha spiegato di voler fare una cosa molto narcisistica, ovvero cantare sopra a una sua registrazione degli anni 80 doppiandosi da solo, è apparsa la frase “No fuckin’ way”, tradotta in italiano con una grande e chiarissima scritta: “Col Cazzo”.

La rabbia è venuta fuori in uno show strabiliante, dai riferimenti militari con divise e costumi pseudonaziste, alla guerra con immagini strazianti proiettate sul muro, all’educazione dei bambini, e alla figura dello spaventoso “maestro”, una marionetta di 5 metri presente sul palco.

La bella figura Roger Waters l’ha fatta anche con l’italiano, ringraziando prima di tutto i bambini presenti sul palco su “Another brick in the wall – part 2”, ma ha anche poi parlato per qualche minuto, stupendoci.

Non nego le mie lacrime su “Comfortably Numb”, e comunque la forte emozione nell’ascoltare “Hey you” , “Another brick the wall- part.1-2-3”, la fantastica chitarra di “Is there anybody out there”, emozioni forti, e forti gli applausi.

Dopo aver chiuso “In the flesh- part 2” sparando sul pubblico con una mitragliatrice laser, appare la scritta in Italiano “C’è qualcuno di paranoico stasera allo stadio?”, per poi scatenarsi in una performance incredibile di “Run like hell”.

E sulle note di “The trial”, una bellissima scenografia è stata proiettata un’altra volta sul muro, dando vita ad un vero e proprio cartone animato, che racconta l’ultima parte dell’album, fino al coro “Tear down the wall!”, ovvero “Abbatete il muro!”, e il muro, finalmente, è stato abbattuto, cadendo sul palco e ridando visibilità di tutta la strumentazione e di tutto il mondo che c’era dietro.

Ha chiuso così, Roger Waters, a mezzanotte in punto, salutandoci, ringraziandoci e presentandoci la sua straordinaria band che l’ha accompagnato in questo concerto ineguagliabile che ricorderò tutta la vita.

Il viaggio di ritorno è stato pieno di stupore e commenti e di “io non ci posso credere”, e io e i miei 4 altrettanto esterrefatti amici, ci siamo fatti altre 4 ore di macchina, increduli dello show appena visto. Arrivando a casa alle 5 del mattino, ci siamo resi conto di aver viaggiato per un totale di 11 ore: inutile dire che ne sia valsa la pena. Difficile trovare un aggettivo, una parola veramente all’altezza della serata, in tutte queste ore di macchina non ce l’abbiamo fatta, ma una cosa voglio dire, e invitare tutti voi a fare: vivete l’esperienza di The Wall, uno s p e t t a c o l o e p i c o!

Report Lara, Foto Anji

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