Roberto Zanisi @ Parco Tittoni – le foto

tittoniRoberto Zanisi, uno degli artisti più particolari ed eclettici della cosiddetta musica di confine ha presentato Bradipo Tridattilo, anticipazione del suo prossimo lavoro, lo scorso 28 maggio 2014 a Villa Tittoni, Desio.

Live report di Eleonora Montesanti

L’inaugurazione di Parco Tittoni, la manifestazione musicale che propone iniziative culturali nel suggestivo parco di Desio (MB) durante tutta l’estate, viene affidata a Roberto Zanisi, uno degli artisti più particolari ed eclettici della cosiddetta musica di confine che presenta Bradipo Tridattilo, una serie di brani inediti che faranno parte del suo prossimo disco, ora in fase di lavorazione.

Il concerto, organizzato da Musicamorfosi, avviene in una sala della Villa Traversi Tittoni che, dall’alto della sua architettura settecentesca e dell’eleganza degli arredi, è l’ambientazione perfetta per ospitare un’esibizione che per essere assorbita in pieno necessita di attenzione e raccoglimento. Anche se, in effetti, guardando Roberto suonare è praticamente impossibile distrarsi: complici gli strumenti appartenenti a culture musicali lontane anni luce dalla nostra, complice la sua maestria nell’usarli affrontando un’innumerevole quantità di generi, complice anche la sua capacità di sorprendere gli ascoltatori e regalargli la sensazione di non sapere mai cosa succederà l’attimo seguente, l’artista milanese è in grado di stimolare la curiosità di tutti, così tanto che la sala è gremita di occhi attenti e costante partecipazione.

Il dinamico viaggio tra le culture comincia da Giocofagia gassosa, brano eseguito con il cümbüş che richiama l’attenzione della sala e crea un’atmosfera mistica, la quale si trasforma in vera e propria tensione spirituale con Cudega Bay, un fado portoghese ispirato al maestro Carlos Paredes e dedicato a un figlio; uno Zanisi visibilmente commosso ci coinvolge nella sua struggente emotività attraverso le note al contempo penetranti e delicate di un bouzouki greco. Rimaniamo nel bacino mediterraneo anche con Aksak deniz, in turco mare dispari, composizione plasmata grazie a una veduta mozzafiato dei tre mari dalla città di Istanbul, come se, attraverso la musica, stessimo affrontando un volo sopra queste acque con un deltaplano, cullati dal ritmo del vento, a tratti tranquillo, a tratti imponente.

E proprio da quest’imponenza ritmica veniamo catapultati in uno dei momenti più trascendentali ed intensi della serata: Bella raga, un raga indiano costruito sulla totale improvvisazione. La sensazione è quella di una crescita lenta e costante, avviata dalle sonorità uniche di un affascinante bowglama (un baglamà atipico in cui Roberto Zanisi ha fatto inserire un ponte – come quello di viole e violini – di modo da poterlo suonare con l’archetto), arricchita da una cetra, dei campanelli e due tipi di percussioni: il primo è il bodhran, uno strumento pakistano ottagonale fatto in pelle di capra che sprigiona suoni gravi e compatti; il secondo è lo steel pan, un bidone di metallo che conteneva petrolio il quale, dopo un bagno nella cromatura, è diventato uno strumento musicale caraibico, tipico di Trinidad e Tobago. A questo punto si ha l’impressione di avere davanti un’orchestra intera quando invece si tratta di un musicista soltanto, che, in pochi minuti, è in grado di ricreare un vero e proprio universo magico in cui si fondono melodie, culture, teste e anime.

Il concerto procede tra una cover di Bill Frisell eseguita con il bouzouki, qualche chiacchiera sulla storia degli strumenti, un palco scricchiolante che si incastra a meraviglia con l’armoniosità peculiare della serata, fino ad arrivare a Spezi panachè, un pezzo che, già dal titolo, presuppone l’idea di mescolanza: Roberto racconta che questo brano è l’insieme di tutti gli stili che ama suonare, infatti il suo bouzouki si converte nel mezzo grazie al quale possiamo viaggiare dall’Africa ai Balcani. Per la prima volta c’è anche l’utilizzo della voce, che però funziona come strumento musicale, come a voler creare uno stato meditativo, mantrico, quasi ipnotico. Il cantato è presente anche in L’uscita del fercolo che, dopo aver viaggiato per tutto il mondo, ci riporta orgogliosamente in Italia e coinvolge anche il pubblico in una sorta di canto collettivo. La cosa meravigliosa è che quest’ultimo nasce spontaneamente, da un sussurro vagante nel fondo della gola a un grido liberatorio, appassionato e commovente che fa tremare le pareti della villa; in questo modo Roberto è in grado di creare dal nulla un forte sentimento di appartenenza e condivisione che scoppia poi in un lungo e fragoroso applauso, sciolto in un ultima composizione, più composta e trasognata, intitolata Variazioni sul tempo variabile (proveniente dalla colonna sonora del film Giorni e nuvole), la quale, personalmente, mi fa tornare in pace con il mondo.

A concerto finito la spiritualità e la magia rimangono a lungo nell’aria, è complicato anche parlare perché tutto sembra già essere stato detto con la giusta armonia e il giusto amore, scuotendo e pizzicando quelle corde del cuore che non sappiamo neanche di possedere.

Un’ora e mezza intensa e folgorante, un incrocio di storie, sia personali sia universali, una qualità ed un’umanità pazzesche. Quello di Roberto Zanisi è un concerto unico, imperdibile, necessario.

Le foto della serata:

Foto di Crippi 

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