Pending Lips Festival 2016: HIS CLANCYNESS, ANY OTHER e EDLESS – tutte le foto

pending festivalIeri sera, 30 agosto 2016, nella nostra adorata cornice del Carroponte di Sesto San Giovanni è andato in scena il PENDING LIPS FESTIVAL 2016. 

Sul palco HIS CLANCYNESS, ANY OTHER e in apertura i vincitori del Pending Lips 2016, gli EDLESS!

Non ci siamo persi la grande festa estiva del Pending Lips 2016. Lamusicarock.com infatti, dopo aver seguito negli scorsi mesi a Il Maglio le varie esibizioni del contest in qualità di giuria tecnica non poteva perdersi la serata conclusiva al Carroponte.

Eccovi tutte le foto di ieri

ph Giulia Badan

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Per approfondire invece la storia delle band che sono salite sul palco del Pending Lips Festival 2016 eccovi di seguito dei sunti interessanti:

HIS CLANCYNESS

In occasione del tour di lancio del nuovo singolo “Pale Fear” in uscita il 10 giugno, che prevede anche un video ufficiale, in anteprima al Carroponte per il Pending Lips Festival gli His Clancyness.
His Clancyness è una band formata da Jonathan Clancy, Jacopo Borazzo, Giulia Mazza e Nico Pasquini. L’album d’esordio, Vicious, è stato pubblicato dalla FatCat Records, label britannica con sede a Brighton che ha pubblicato anche Sigur Ros, Animal Collective, No Age. Vicious è un album denso, pieno di dettagli nella musica e nelle parole, svariati livelli che si sovrappongono e si compenetrano, post-punk e metriche kraut, glam mischiato al cantautorato folk e al noise. La band ha portato il disco in giro per il mondo con oltre 160 concerti in Europa e Stati Uniti e partecipando a festival come SXSW, The Great Escape, All Tomorrow’s Parties, Le Guess Who?, Eurosonic.
Nel 2016 la band pubblicherà il suo secondo album appena registrato a Bristol negli Invada Studios e a Leeds ai Suburban Home Studios.

ANY OTHER

E adesso cosa faccio, smetto di suonare? Questo si dev’essere chiesta un po’ spaesata la ventunenne Adele Nigro un anno fa, provando a mettere insieme il puzzle di un passato prossimo appena imploso con le Lovecats e un futuro tutto da scrivere. E invece, come nelle storie che vanno a finire bene, Adele non smette di suonare, alza la posta in gioco e comincia a trovarsi delle date da sola, portandosi in giro la chitarra acustica e alcuni pezzi nuovi che le giravano in testa. Nasce così il progetto Any Other: parte dal rimettersi in gioco, dal piazzare al centro le proprie canzoni ritrovandosi un anno dopo con un disco in uscita, “Silently. Quietly. Going Away”. Dieci brani che raccontano chi è Adele, cosa le succede, cosa le piace e cosa no, cosa ascolta e cosa sa fare con una chitarra in mano. Così l’iniziale “Something” diventa il ponte ideale tra quello che era e quello che è adesso, da cui partire per entrare in un mondo fatto di chitarre e piccola poesia, un indierock che sfiora il college delle origini – quello caro ai Modest Mouse, ai Built To Spill, a Waxahatchee – cantato con la sfacciata sicurezza che ricorda la giovane Alanis Morrissette. Un disco che scorre con assoluto piacere per quaranta minuti, con la voce di Adele a dipingere storie dalle tonalità diversissime, che parlano di distacchi difficili (“Gladly Farewell”), o di paesaggi immaginifici suscitati dallo studio della poesia di Coleridge (“Blue Moon”). Perché Adele ha talento, sensibilità ed una incredibile solidità per i suoi ventuno anni appena compiuti: doni preziosissimi, che permettono di cominciare a vedere il mondo per quello che è davvero ma di non farsi comunque prendere troppo male: così canzoni come “His Era” o “365 Days”, pur percorse da un filo di malinconia, non perdono mai la loro freschezza. E lo stesso vale per le chiacchiere con la propria parte razionale (“Roger Roger, Commander”), anche nei momenti più complicati (“I will try to keep the guilt separated from my temptation of blaming it all on me” in “5.47 p.m.”). Ma qui non c’è solo Adele: canzone dopo canzone, arrangiamento dopo arrangiamento, i giovanissimi Erica Lonardi (non ancora ventenne) e Marco Giudici sono diventati parte imprescindibile degli Any Other, ormai un trio a tutti gli effetti, capace di offrire soluzioni diverse andando oltre il classico pattern chitarra-basso-batteria (come in “Teenage”, in cui Marco suona anche il synth), o dando respiro a ogni dinamica e a ogni tema, compresa l’unica canzone d’amore dell’album, “Sonnet #4”. Si finisce con “To The Kino, Again”, appoggiata su una base di basso e batteria molto serrata che di colpo rallenta, si calma, per poi crescere ancora sul mantra finale, lo stesso che dà il titolo a questo esordio. Due giorni intensi per registrare tutto, a Ravenna, un po’ di tempo in più per mixare il disco a Milano e poi il master di Andrea Suriani (I Cani, Capra, My Awesome Mixtape): il risultato è qui e ha dell’incredibile, se si pensa alla loro giovane età e alla grande autonomia con cui i ragazzi hanno realizzato il disco, a dimostrazione che aver continuato a suonare alla fine è stata una scelta felice. Così felice da essere avvallata dalla nuovissima Bello Records che pubblicherà “Silently. Quietly. Going Away” a settembre. Non resta che aspettare fiduciosi; fino ad allora Adele continuerà quel puzzle che oltre un anno fa sembrava un’impresa titanica e che, anche con l’aiuto di Erica e Marco, finalmente ha preso la sua bellissima forma.

EDLESS

La band vincitrice della quinta edizione del Pending Lips Festival arriva al Carroponte a presentare l’EP d’esordio “Belotus”. Edless è un progetto musicale che si sviluppa a Milano a partire dal 2013. I primi riferimenti del progetto sono da ricercare nella scena grunge americana, che ha fortemente influenzato i primissimi anni del percorso artistico dei suoi singoli componenti. Successivamente, il loro lavoro di ricerca è proseguito accostandosi ad altre frange della scena musicale anni ’90 ed in particolare, visto che di ricerca si parla, quelle più d’avanguardia, orientate alla mediazione con la scena elettronica.
La band decide, dunque, di mettere da parte il vecchio repertorio per intraprendere un nuovo corso; integrando le differenti componenti elettroniche, analogiche e digitali. Nel maggio del 2014 la band pubblica il suo primo EP intitolato “Aconite”, registrato presso Everybody On The Shore e reso disponibile in free donwload attraverso Soundcloud.
Il lavoro mostra la prima fase del passaggio da sonorità prettamente rock alle prime sperimentazioni con la musica elettronica.
Le influenze e lo stile compositivo della band si evolvono, ampliando il proprio spettro fino ad avvicinarsi alla techno tenderness dei The/Das, creando una connessione dal punto di vista armonico e melodico con i lavori-pilastri della sperimentazione firmati Radiohead.
Oltre all’interesse per la sperimentazione musicale, la band inizia a sviluppare un immaginario visivo che accompagna i brani, che vengono arricchiti da disegni e opere di visual art, concorrendo alla creazione di un’interconnessione tematica visuale di tutto il repertorio.
Il primo luglio del 2015 esce per Everybody On The Shore il brano “Just Once”, accompagnato da un videoclip in stop motion interamente realizzato a mano su un rotolo di carta lungo 14 metri e da una video – narrazione incentrata sulla figura di Ed, personaggio la cui storia incarna i temi presenti nelle composizioni della band.