Metarock Pisa: Il report delle tre serate conclusive

Dall’8 al 10 Settembre, alla Cittadella di Pisa, si sono svolte le serate conclusive del Metarock.

Prima di raccontarvi i live di Calcutta, di Salmo e dei Ministri, protagonisti degli ultimi tre appuntamenti del Festival, vorrei iniziare con una breve riflessione. Personalmente concepisco i festival come un’esperienza totalizzante, dove la musica deve fondersi con tante altre attività e deve permettere al pubblico di avvicinarsi quanto più possibile ai propri beniamini, soprattutto se ad esibirsi sono coloro che appartengono al cosiddetto circuito indie alternativo. Non amo in generale le barriere tra artisti e pubblico, che sono inesorabilmente crollate da quando i social media hanno preso il sopravvento, non amo le feste che finiscono troppo presto e non amo vedere il pubblico (media partner compresi) mandato via a fine live, col disappunto di tutti, perché non si vede l’ora di chiudere. In generale non amo tutto ciò che spegne l’entusiasmo della gente, che è lo spettacolo più bello che un festival può regalare.

L’indie ha il suo rito: concerto – passaggio al merchandising – quattro chiacchiere con l’artista. Romperlo è quasi un sacrilegio. Il Metarock, nonostante abbia presentato una line up di tutto rispetto, una qualità tecnica di altissimo livello, purtroppo è risultato mancante sotto l’aspetto umano, non riuscendo a trasmetterci l’idea di festival e non rispettando i nostri riti, soprattutto nella serata conclusiva, quella che ha scatenato il malcontento di molti. La sensazione che abbiamo avuto era di essere finiti fuori contesto. Fortunatamente a controbilanciare questa sensazione ci hanno pensato gli artisti, che sono riusciti col loro calore e la loro professionalità ad abbattere alcune barriere.

Ma veniamo alla musica! Nel mio weekend pisano ho assistito a tre live diversi ed eccezionali nel loro genere, che vi racconterò brevemente.

Calcutta, il fenomeno trasversale dell’anno, ci ha emozionato con i suoi brani, tenendo il palco in maniera eccellente e dimostrando come la sua voglia di starci sopra e divertirsi col pubblico può contagiare tutti. Si dice che il palco non menta mai e quello di Calcutta conquista proprio per questa vicinanza, non solo nei testi, ma anche nel modo di fare. Calcutta vince perché è uno di noi, uno con cui puoi parlare a fine serata, che non si atteggia a personaggio e che è felice di confrontarsi col suo pubblico. Il live è stato un susseguirsi di successi, vecchi brani alternati a quelli di “Mainstream”, comprese le ultime pubblicazioni, prima tra tutte “Oroscopo” che ci ha fatti ballare per tutta l’estate. Calcutta vince perché la sua musica, le sue parole, riescono a catturare chiunque, che tu abbia 15 anni o 40 non puoi non riconoscerti in quei brani. “Cosa mi manchi a fare”, “Gaetano” e l’inno “Frosinone”, ci hanno fatto cantare tutti come dei ragazzini impazziti.

Il 9 settembre è il turno di Salmo, uno dei rapper più apprezzati del momento. Il suo live è l’ultimo del tour di “Hellvisback” e sia sul palco che nello staff c’è aria di festa. Stando accanto ai fonici ho potuto assistere a qualche scambio di battuta col palco e osservarli sorridere e ammiccare, ha fatto sorridere anche noi. Sul palco Salmo porta tutta la sua denuncia sociale, tutta la sua rabbia, ma anche gli strumenti, dimenticati da molti con l’avvento dell’elettronica, ma importantissimi per quello che rappresentano, per l’aggregazione che creano. “Non bisogna dimenticare i musicisti veri” ci urla dal palco e da sotto scatta un applauso sentito. A metà live arriva il momento tanto temuto dai più gracili, ovvero la divisione della folla per il pogo selvaggio, the wall of death. Avverte i più fragili di allontanarsi, spiega che il pogo non è violenza, ma una danza, poi li lascia scagliare uno contro l’altro. Vola di tutto. Alla fine si accerta che nessuno si sia fatto male. Un delirio! Il gran finale vede tutto lo staff sul palco, per festeggiare l’ultima data.

Il 10 settembre è la volta de I Ministri. Il rock torna prepotente sul palco della Cittadella. Loro sono carichissimi, ci ammazzano di rock con i loro più grandi successi. Dedicano “Idioti” a quei condomini che si trovano accanto alla location del festival e che rompono per i decibel, poi dedicano “Noi fuori” ai loro compagni di palchi, autogrill e furgoni, The Zen Circus, il cui leader Appino è presente tra il pubblico. È stato un live serratissimo, a tal punto che il tempo è volato e ci siamo sorpresi quando li abbiamo visti ritirarsi prima dei bis. Al loro ritorno è successo qualcosa di sorprendente, qualcosa che non vedevo accadere da anni. All’improvviso, con enorme stupore della band, i fan sottopalco si sono disposti a cerchio. Lo hanno fatto spontaneamente, non sotto richiesta della band, come spesso accade. Pian piano qualcuno ha cominciato ad attraversare il cerchio. L’attenzione di tutti si è spostata improvvisamente dal palco al pubblico. Dopo la festa, il pogo, lo scontro, la gioia. Credo che dal palco vedere una cosa simile valga più di diecimila applausi. Significa che stai facendo bene, che stai dicendo qualcosa, che stai regalando emozioni. Li avrei voluti abbracciare tutti quei ragazzi. Hanno dato un significato profondo al live, una carica incredibile ad una delle rock band più importanti del nostro panorama, la voglia di andare ai concerti a tutti noi. Dopo “Abituarsi alla fine” la band ci lascia. Il pubblico per almeno un quarto d’ora ha cercato di richiamare il gruppo sul palco, ma nulla. È finito tutto.

Da quel momento iniziamo ad essere accompagnati fuori. È evidente come l’organizzazione non voglia farci avvicinare alla band. La delusione è totale, ma i Ministri escono comunque; poi prendono la decisione migliore: dare appuntamento a tutti i fan in centro a Pisa, e la festa continua, come è giusto che sia. Grande lezione da parte de I Ministri.

Egle Taccia