Levante al Carroponte – report e foto

di Eleonora Montesanti

Per descrivere il concerto di Levante serve cominciare da una parola: energia. La potenza che fin dalle prime note si concentra sul palco è coinvolgente e magnetica. Il live, infatti, è il contesto in cui la cantautrice siciliana (torinese d’adozione) e la sua band sono più forti e spontanei. Manuale distruzione è un disco prettamente pop, semplice e lineare. Dal vivo, invece, questa linearità un po’ si trasforma, si sporca, si lascia totalmente andare. Canzoni come Cuori d’artificio, Farfalle e Le margherite sono salve svelano un animo rock e graffiante con il quale è piacevole scontrarsi. Brani come Memo, Sbadiglio e la fortunatissima Alfonso trasformano il Carroponte in una festa, in un oceano di mani che si muovono all’unisono, mentre Come quando fuori piove o Senza zucchero (una dedica ai latin lovers) diventano momenti di riflessione e distacco, un po’ più deboli rispetto al resto.

levanteC’è da dire che sul palco insieme a Levante ci sono delle personalità di spicco appartenenti alla nuova scuola musicale torinese: si tratta di Daniele Celona (chitarra, piano), Federico Puttilli (chitarra, ukulele) e Alessio Sanfilippo (batteria) dei Nadàr Solo e Bianco (basso). Una squadra di artisti che, insieme a lei, si amalgama alla perfezione: ognuno con le proprie peculiarità dona al concerto una serie di valori aggiunti e attimi irripetibili. Di contro Levante arricchisce la scaletta con alcuni dei loro pezzi più significativi, come a dimostrargli affetto e gratitudine. Si tratta di Mela, canzone di Bianco contenuta nel suo primo album Nostalgina, riarrangiata in maniera molto delicata con Daniele Celona alla tastiera e Federico Puttilli all’ukulele; Luna, brano di Fiori e demoni di Daniele Celona, in una veste al contempo arrabbiata e struggente e La ballata del giorno dopo dei Nadàr Solo, tratta da Diversamente, come?, che viene proposta in una versione essenziale, quasi solo piano e voce.

La prima parte del concerto si chiude tra salti, sorrisi e l’augurio di avere il coraggio per realizzare i propri sogni, ossia l’introduzione giusta per Duri come me, il pezzo più d’impatto di Manuale distruzione, il quale sprigiona tutta quella forza vulcanica di cui abbiamo parlato fino ad ora: ma questa è la terra e la mangio, mi pulirò i denti finché li avrò.

Il bis riparte da La scatola blu, un momento molto intimo in cui sul palco ci sono solo Levante e la sua chitarra acustica, per poi esplodere di nuovo con Memo, che coinvolge di nuovo tutta la band e il pubblico in un abbraccio collettivo.

In conclusione si può dire che è sempre molto bello assistere ad un concerto così, per di più in una location accogliente e suggestiva come il Carroponte: l’entusiasmo di Levante e la sua genuinità sono palpabili e contagiosi.

Vi lasciamo alle foto della serata scattate da Andrea Bertocchi.

LEVANTE

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ILA ROSSO

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