John Fogerty al City Sound di Milano – il fan report

di Niska Tognon

john fogertyImmaginavo che lo spettacolo di ieri sera all’Ippodromo di Milano sarebbe stato diverso da quelli che sono abituata a frequentare, dal momento in cui mio padre mi ha chiesto: “Vieni a vedere John Fogerty con me? Ti assicuro che non te ne pentirai…”.  La musica di Fogerty – ex leader dei Creedence Clearwater Revival – mi accompagna fin da piccola, quindi non è stata una sorpresa scoprire che non ero l’unica figlia presente allo spettacolo. Arrivati davanti ai cancelli subito si è capito con che pubblico ci saremo mescolati, giovani e famiglie, persone che con Fogerty sono cresciute e che dei suoi concerti possono parlare, non solo grazie a qualche dvd visto ma perché a quei concerti loro ci sono stati e qualcuno non nasconde di essere del ’45 proprio come il loro mito. Il tempo non promette bene ma sembra reggere ed all’apertura dei cancelli ci accoglie la batteria con il logo dell’ultimo disco… e mentre si chiacchera facendo ipotesi sul pezzo d’apertura, e sull’elenco delle sue chitarre, ecco che lo spettacolo comincia. A gran sorpresa sul palco, oltre al nostro cantante statunitense di 69 anni, anche Shane Fogerty, figlio di John! Adesso possiamo davvero dire di sentirci ancora piu vicini a lui, noi figli ad un live di un rock che ci è stato trasmesso dai nostri papà, e Fogerty papà a rockeggiare sul palco proprio con suo figlio!!! ll nostro John inzia con “Hey, tonight”, “Green river” e “Who’ll stop the rain”, una delle tante canzoni che Fogerty ha scritto contro la Guerra nel Vietnam.

E’ stato subito facile coinvolgere il pubblico, cantare le sue canzoni e sentirci come se tutti fossimo lì sul palco con lui… Non perde un colpo e anche se alla soglia dei 70 anni, si muove agile sul palco come se gli anni non fossero mai passati, con la sua camicia a quadri, fazzoletto al collo e qualche scommessa sui capelli tinti(?)!!! e cosi che il concerto continua con “Born on the Bayou”, “Lodi”, “Ramble tamble”. Dietro le pelli si muove abile Kenny Aronoff che da sempre accompagna diversi musicisti famosi, davvero sbalorditivo, mentre Bob Malone alle tastiere ha spesso sottratto la nostra attenzione per i suoi modi di esibirsi goliardici, dimostrando di condividere con il pubblico la gioia della serata. Si continua con “Penthouse pauper”, “Midnight special”, “I heard it through the grapevine”, “Lookin’ out my backdoor”, “Hot Rod heart”, “Susie Q”, unica hit non scritta direttamente da Fogerty ma che tutti accolgono con entusiasmo. Ed il meteo che sembrava dalla nostra parte, sembra proprio immedesimarsi nell’atmosfera. E’ quindi il momento di innalzare il cartellone da noi preparato: “Under the rain, we have seen our sun: John Fogerty!” Proprio sulle note di una canzone che lui stesso dice racchiudere un arcobaleno inizia a piovere ma questo non fa calare l’entusiasmo del pubblico che sulle note di pezzi come “Fortunate son”, “Rockin’ all over the world”, “Bad Moon rising” salta e balla ancora più coinvolto (ed inzuppato). “Proud Mary”, e quale se non lei, è la canzone che chiude il concerto. Beh che dire, quando papà tornando a casa mi ha chiesto “…e allora, ti è piaciuto questo concerto?” Io ho risposto: “…a quando il prossimo di Fogerty?”

[shashin type=”albumphotos” id=”420″ size=”small” crop=”n” columns=”max” caption=”n” order=”date” position=”center”]