Indiegeno Fest: il report di una giornata indimenticabile a Tindari

indiegeno fest L’Indiegeno Fest di Tindari (ME), nato quasi per scommessa lo scorso anno, riesce a sfiorare il sold out alla seconda edizione. Un festival che ha dimenticato i risvolti rock della precedente edizione e si è immerso nelle acque tranquille del cantautorato ricercato, dando molto spazio ad artisti di origine siciliana come Levante, Dimartino e Colapesce.

di Egle Taccia

La serata viene presentata da Alberto Quartana leader della Leave Music, etichetta indipendente romana che ci tiene subito a precisare le sue origini locali, spigando che quando ha pensato al festival, lo ha immaginato proprio in quel teatro, cornice della sua infanzia. Prima di dare il via alla manifestazione, ha chiamato a raccolta tutto il suo staff sul palco per i ringraziamenti, per poi introdurre l’inattesa Cassandra Raffaele, che incanta con la sua “I Muri”.

Poco dopo siamo entrati nel vivo del festival, con la prima e sorprendente esibizione di Tommaso Di Giulio, unico esponente della Leave Music in line up che, pur avendo effettuato un soundcheck ridottissimo a causa dei ritardi accumulati nella giornata, riesce a portare a casa un live perfetto, con il plauso del pubblico, che ne è rimasto affascinato.

Il secondo live è affidato ad una band molto amata in Sicilia, i Dimartino, trio affiatatissimo, che riesce a contagiare tutti con la propria passione. Sono i primi a subire i problemi tecnici di palco che purtroppo accompagneranno la serata, affrontati sdrammatizzando con un sorriso, lasciandosi trasportare dalle emozioni. Da gran professionisti ci regalano un bel live, da amare proprio grazie alle sue piccole imperfezioni, la cui unica pecca è stata quella di durare davvero troppo poco. Un paese ci vuole, ma Antonio Di Martino, auspica anche che si possa arrivare a viaggiare senza portare con sé documenti, in assoluta libertà, presentando il brano a mio avviso più estivo e coinvolgente dell’album, Niente da dichiarare. Sono proprio loro a regalarci uno dei momenti più veri ed intensi della serata.

Come voi sapete, amo spesso raccontarvi le cose uniche che accadono durante i live. Quello dei Dimartino ci ha regalato sicuramente l’aneddoto più bello della serata. Nell’intervallo tra due brani abbiamo cominciato a sentire pian piano una piccola voce dire “Ciao Zio!!”. All’inizio nessuno le aveva prestato grande attenzione, ma questa vocina continuava a farsi strada, sempre più forte, fino a quando Antonio Di Martino dal palco, ha ricambiato il saluto sorridendo e ci ha presentato il nipotino con una tenerezza che ci ha lasciati spiazzati. Inizia così un bel dialogo tra i due. Il bimbo continua a chiamare lo zio, l’artista dal palco lo cerca con gli occhi, fino a che non lo individua e decide di dedicare un brano alla sua famiglia. Che dire, questo è il bello di suonare in casa, questo significa essere veri, anche quando si è su un palco!

Subito dopo arriva il momento dell’unica donna della serata, Levante, molto attesa tra il pubblico. Innegabile la sua velocissima ascesa col tormentone Alfonso, grazie al quale è riuscita a costruire una carriera fatta di passione e sentimenti, non forzando la propria natura cercando di doppiare quel successo, ma continuando a scrivere come le viene dettato dal cuore, più che dalla discografia. Con questo secondo album ha fatto centro! Si presenta sul palco come una diva, la sua bellezza è evidente, avvolta da un lungo vestito bianco. La sua interpretazione è sentita, il pubblico la accoglie caloroso e la accompagna in coro per tutto il live. Bravissima e coinvolgente!

Si entra nel vivo col primo degli headliner della serata, Colapesce. Il suo ultimo album è stato accolto con calore dalla critica, non solo italiana, ma anche estera. Ha portato sul palco un set più complesso rispetto agli altri, arricchito di elettronica e di basi, necessarie per l’esecuzione dei suoi brani dall’architettura multiforme. Purtroppo durante questo live il palco dell’Indiegeno ha mostrato i suoi limiti, destando la delusione generale. Da subito è infatti stato evidente che l’artista non avesse il ritorno della voce e che il suono degli strumenti subisse qualche difficoltà, tanto che i bassi sovrastavano la voce ad un livello tale da creare fastidio tra il pubblico delle prime file, che è stato invaso dal suono in maniera forse troppo violenta. Colapesce, visibilmente dispiaciuto, ha deciso di proseguire, dopo aver spiegato che la colpa di quanto stesse accadendo non fosse sua. Come vi dicevo non ha interrotto il live, mostrando un enorme rispetto per l’esibizione di Fabi, e con un non comune altruismo, quasi stoicamente ha portato a conclusione un live difficile.

Duole dirlo ma, come era avvenuto lo scorso anno col set rock/elettronico dei Management del Dolore Post-Operatorio, che avevano anch’essi subito i limiti del palco, anche in questa edizione i set più complessi hanno riscontrato dei guai. Si spera che per la prossima edizione vengano presi gli opportuni provvedimenti, volti a far sì che anche gli artisti con strumentazioni più ricche possano riuscire ad esibirsi senza problemi.

La serata volge quasi al termine, con l’esibizione del grande Niccolò Fabi, accompagnato dallo strepitoso GnuQuartet , che con violoncello, violino, flauto e viola, hanno dato una veste teatrale ai brani già stupendi dell’artista. Lui, reduce dal grandissimo successo riscosso insieme al trio, ha regalato grandi momenti di intrattenimento al pubblico, il quale l’ha accolto con un amore immenso. Ha giocato spesso con loro, facendoli cantare sottovoce, perché a gridare sono bravi tutti, emozionandoli con i suoi brani più intimi e sorprendendoci con L’amore non esiste, brano simbolo del progetto con Silvestri e Gazzè, per poi chiudere con il suo grandissimo successo, Vento d’estate.

Sul finire, invece dei classici bis, una sorpresa. Fabi ritorna sul palco accompagnato da tutte le star della serata. Colapesce, scherza, presentando la cover di un noto cantautore “piemontese” di nome Franco Battiato, il pubblico esplode sulle note di Le stagioni dell’amore, eseguita a turno da tutti i protagonisti della serata ed accompagnati dallo GnuQuartet, insieme al perfetto Angelo Trabace dei Dimartino, che già si era fatto notare per il suo talento durante il live della band.

La serata, nonostante le sue imperfezioni, è stata un pieno successo. L’Indiegeno si prepara a diventare una delle future realtà musicali dell’isola. Si spera che ritorni il rock e che ci siano più di una serata di live, ma il bilancio può dirsi già positivo.

L’unica vera e propria critica che a malincuore devo fare alla manifestazione, oltre alle mancanze dei fonici di palco di cui vi parlavo in precedenza, va rivolta agli addetti alla sicurezza dell’evento. Molto, forse troppo rigidi nell’area backstage, hanno reso difficoltosa la realizzazione delle interviste, negando spesso l’accesso alla stampa e risultando più e più volte maleducati con chi, come loro, era lì per lavorare.

Ciò non mette in discussione il grande successo della serata.

Non resta che complimentarmi con lo staff e con gli artisti e darvi appuntamento all’anno prossimo con il festival, che meriterebbe un supporto maggiore da parte delle autorità locali, e di anticiparvi che nei prossimi giorni verranno pubblicate pian piano le interviste realizzate con gli artisti della serata.