Goran Bregovic @ Rotonda Diaz – Napoli

Goran Bregovic Carroponte
Goran Bregovic Carroponte

Goran Bregovic in concerto alla Rotonda Diaz, Napoli – 22 Luglio 2014

di Sergio Sciambra

In maniera poco consona alla data, la giornata del 22 luglio è stata un susseguirsi di (pesanti) acquazzoni e (lievi) schiarite, così che in realtà ,fino all’ultimo, il concerto di Goran Bregovic è stato in un pesantissimo forse. Alla fine, poche ore prima del concerto, il cielo ha iniziato a schiarirsi e gli organizzatori del Dock Of Sounds, la rassegna nel cui ambito era previsto il concerto, hanno confermato che l’evento si sarebbe tenuto. Così, una folla abbastanza cospicua (certo, meno di quanto sarebbe stata in una bella giornata di sole) si è impossessata della Rotonda Diaz, la piazza nel bel mezzo del lungomare partenopeo sulla  quale, fronte mare, era stato montato il palco. Verso le 21.30, preceduto da un assolo di tromba, sale sul palco la Weddings&Funerals Orchestra (cinque ottonisti, una cantante/percussionista e due coriste in abiti tradizionali), seguita dallo stesso Goran, che, completo bianco e chitarra blu, prende posto su una sedia al centro del palco. Breve presentazione, in italiano, e si attacca con la hit “Gas Gas Gas”. L’atmosfera sotto al palco inizia a scaldarsi, e non si raffredderà per tutta la durata del concerto: mentre le bottiglie di vino vuote si accumulano per terra, un ibrido alticcio e sudato fra un ballo da fiera paesana e un pogo sfrenato sconquassa la rotonda,tra cori improvvisati, girotondi e battimani a oltranza. Ma spintoni e piedi pestati danno fastidio a pochi, e niente intacca il surreale clima di festa (corroborato anche da una discreta quantità di alcolici) che anima il pubblico. Come si direbbe in alcune zone d’Italia (non nella mia), sono tutti “presi bene”, e quindi non importa molto se, a ben vedere, sul palco c’è più di un problema. In generale, Goran e la sua orchestra hanno un approccio secondo me non troppo consono, trattandosi di un gruppo che, con tanto di abiti tradizionali, riprende un patrimonio musicale popolare: buona parte dei pezzi vengono eseguiti su basi preregistrate, infarciti di percussioni e giri di basso aggiuntivi; non credo che un artista di fama internazionale come Bregovic avrebbe difficoltà a reclutare un percussionista ed un contrabbassista in più. Più nello specifico, la serata è funestata anche da una serie di problemi tecnici; sarà che la pioggia battente ha impedito un soundcheck consono, ma i suoni, soprattutto le voci delle coriste e di Goran, sono abbastanza spenti, e la chitarra del frontman non ha suonato a dovere per buona parte del concerto. Il titolare della ditta rimane, quindi, un po’ relegato al ruolo (effettivamente adatto) di maestro di danze e direttore. Del resto la maggior parte dell’onere vocale dello show è affidato, disagi tecnici a parte, al bravo Alen Ademovic, che si occupa anche della sezione ritmica.  Tocca quindi, perlopiù, a lui e all’ottimo gruppo degli ottoni guidare il pubblico attraverso il repertorio di Goran,  dai pezzi danzerecci da balera (“Champagne For Gypsies”, “Yeremia”) e dalle collaborazioni ibericheggianti con i Gypsy Kings (“Balkaneros” e “Presidente”),fino alla conclusiva superhit al cardiopalma, “Kalasnjikov”, passando tanto per austeri cori slavi(“Ederlezi”), quanto per inni popolari nostrani come un’acceleratissima “Bella Ciao” che, manco a dirlo, manda in visibilio il pubblico.

La versione  di Goran della musica balcanica, quella “contaminata” col pop, il jazz, la musica ispanica e sudamericana o il rock potrà far storcere il naso a qualche purista della musica popolare, ma è quella che, anche attraverso le colonne sonore curate da Bregovic per Kustirica, ha conquistato il mondo;  guardando la presa entusiastica che concerti del genere hanno sul pubblico, nonostante qualche difettuccio o qualche problema tecnico,  si riesce a capire abbastanza bene il perché.