Gogol Bordello a Milano: live report e foto

gogol bordello

Live Report by Shorts  

Ore 20.30, 27 novembre 2013. Milano. Davanti all’Alcatraz capannelli di ragazzi sfidano il freddo per fumare l’ultima sigaretta prima di entrare al concerto dei Gogol Bordello. Lo spettacolo della band “balcanica” sarà solo più tardi però, prima bisognerà fare i conti con i Man Man che presentano il loro quinto album On Oni Pond.

Salgono sul palco con una formazione rinnovata rispetto ai precedenti lavori, ma la spina dorsale del gruppo (il cantante-tastierista Honus Honus e il batterista Pow Pow) danno continuità al sound che da quasi dieci anni caratterizza la band di Philadelphia.

man manSono indescrivibili, un mix di follia, autoironia, tecnica, orecchiabilità difficili da trovare tutte insieme in una band. Impossibile citare tutti i riferimenti, le citazioni e le influenze racchiuse in 40 minuti di concerto: Tom Waits, Frank Zappa, i Primus, il noise, il jazz, il funky tutto miscelato grezzamente quasi fosse una grande provocazione, una presa in giro. Sax, synth, xilofoni, noise maker, percussioni varie, trombe, una sequela infinita di soluzioni sonore tengono incantati anche gli spettatori meno avvezzi alle novità. E la cosa veramente stupefacente è che questa “accozzaglia” sonora risulta essere incredibilmente pop, impossibile non ritrovarsi a canticchiare il loro ultimo singolo “Head On” il giorno dopo. I Man Man chiudono tra gli applausi di tutto l’Alcatraz, e dopo un breve cambio palco siamo pronti per il piatto forte della serata.

Una cosa è certa: in un concerto dei Gogol Bordello, è quasi impossibile stare fermi e non ballare, già dalle prime note di “We rise again” il locale esplode, tento di sottrarmi al pogo a gomiti alzati che scoppia al centro della pista rifugiandomi in posizione più discosta (insomma non ho più vent’anni!). Si continua con Wonderlust king e Immigraniada, Eugene Hutz è in gran forma e anche gli altri non sono da meno, la scaletta propone i pezzi più tirati della band e un paio di ballad con chitarra acustica che danno giusto il tempo di riprendere fiato. Il pubblico sembra non averne mai abbastanza e allora si continua con “Malandro Malandrino”, un omaggio all’Italia proposto per la prima volta live e “Start Wearing Purple” forse la loro canzone più conosciuta. Senza rendermene conto passa un’ora e mezza e i Gogol chiudono con Think globally, Fuck locally e Ultimate anche se il coro dalla platea è unanime “Marinella-Marinella” purtroppo rimarranno a bocca asciutta.

Insomma un concerto che è esattamente quello che ci si aspettava dalla band statunitense che, come l’ultimo album, nulla aggiunge e nulla toglie alla sua produzione più che decennale.

Man Man

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Gogol Bordello

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