Fluxus @ Spazio 211: le foto del live di Torino

Fluxus (20)FLUXUS @ Spazio 211, Torino – 25 aprile 2014 (opening act Aleph-Zero)

La band hardcore/noise torinese degli anni ’90 calca il palcoscenico dopo più di un decennio.

di Eleonora Montesanti  

Quello che è successo venerdì sera allo Spazio211 di Torino ha del miracoloso. L’incredulità e l’emozione erano palpabili nell’aria: il pubblico, abbastanza variegato e diviso tra fan di vecchia data – che i Fluxus se li ricordano bene e sognavano questo evento da anni, e i fan più giovani – che i Fluxus li hanno sempre e solo ascoltati, consumando i loro dischi e assaporando i racconti dei concerti, con l’innato rimpianto di essersi persi, per questioni anagrafiche, qualcosa di importante. Personalmente faccio parte della seconda categoria. La discografia e la mentalità di questa band le conosco bene. Conosco la loro volontà di sfuggire agli stereotipi e ai ruoli predefiniti, la loro militanza sociale e politica, il loro sound massiccio, preciso e stratificato, i testi aggressivi e densi di verità scomode, il carisma di Franz Goria e la professionalità di Luca Pastore, la loro influenza su numerose band italiane nate a partire da quegli anni.

Ripercorrendo la carriera dei Fluxus, troppo spesso sprofondata in un’indifferenza ingiustificata, bisogna iniziare da Vita in un pacifico mondo nuovo, album autoprodotto uscito nel 1994, il quale identifica da subito il gruppo con qualcosa di Fluxus (18)assolutamente rivoluzionario in Italia per l’accostamento del cantato in italiano ad un sound così teso e distorto, situato tra il punk, il noise e l’hardcore. Dopo due anni e alcuni cambi di line up arriva Non esistere, un ulteriore passo verso ritmi esplosivi e rabbiosi. Il capolavoro indiscusso però è Pura lana vergine, uscito nel 1998 in allegato a Il manifesto e che vede i Fluxus all’apice della potenza: tre chitarre, due bassi, batteria e voce urlata creano un vero e proprio muro di suono al quale è impossibile restare indifferenti. Questo disco è oscuro e devastante, è un bombardamento sia dal punto di vista sonoro sia da quello dei contenuti, è un pugno nello stomaco che scava nell’ipocrisia universale. Altri cambiamenti nella formazione portano i Fluxus all’album omonimo del 2002 – un lavoro sempre di altissima qualità, ma più debole rispetto ai precedenti – che porterà poi la band allo scioglimento. A questo disco lavorano solo i tre membri originari, vale a dire Franz Goria, Luca Pastore e il batterista Roberto Rabellino. La collaborazione con un allora emergente Roy Paci e con Teho Teardo non sono sufficienti per fornire visibilità al progetto, il quale perde una massiccia dose di tensione e aggressività. In tutti questi anni di inattività in cui i componenti del gruppo si dedicano a progetti personali i Fluxus rimangono in bilico tra l’indifferenza cosmica e una vera e propria mitizzazione da parte di un’attenta fetta di pubblico.

Fino ad arrivare finalmente a questo 25 aprile 2014. Il palco dello Spazio211 ospita i Fluxus in formazione classica: Franz Goria voce e chitarra, Luca Pastore al basso, Roberto Rabellino alla batteria e Fabio Lombardo alla seconda chitarra. Il concerto si apre con Classe, brano al vertice dell’impegno politico della band, nel quale la delicata voce di un bambino torinese totalmente in contrasto con sonorità aspre e prepotenti, racconta del trattamento ricevuto a scuola dai figli degli operai rispetto a quelli della piccola borghesia cittadina e della conseguente divisione in classi sociali e cantilena tutti eran più grandi di noi. Il concerto procede brano dopo brano ripercorrendo l’essenza della poetica del gruppo attraverso una tempesta di distorsioni ipnotiche. Canzoni come Uomo ghignante, Le cose che non cambiano mai, Talidomide, Latte, Immagine di un cane enorme, Nessuno si accorge di niente, Non esistere, Iconosclasta, Pelle e molte altre pietre miliari della discografia vengono suonate e percepite tramite una sensazione di vero e proprio godimento. La band dimostra una professionalità e una precisione che personalmente ho incontrato poche volte: zero fronzoli, nessuna retorica, poche parole, solo un: “Siete tanti!” urlato da un Franz Goria visibilmente entusiasta. L’impressione generale, guardando i musicisti sul palco, è quella di totale concentrazione meccanica nell’unione ognuno con il proprio strumento, al fine di rendere ogni suono massiccio e ben stratificato nell’impasto complessivo, perennemente al limite della tensione.

Di Seguito le foto del Concerto dei Fluxus e dei Aleph-Zero a cura di Ph – Martina Caruso

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