Erlend Öye al Fabrique di Milano – live report e foto

_MG_5259-2Erlend Öye al Fabrique di Milano lo scorso 7 Novembre 2014

Erlend Öye è sicuramente un tipo particolare…le sue scelte musicali eclettiche e dettate dalla curiosità, più che dal tornaconto discografico, lo dimostrano appieno.

Live Report e Foto di Elena Giosmin

Torna, dopo un anno di silenzio dal suo esordio in lingua italiana (con La prima estate e il periodo in Sicilia di cui ci aveva parlato in una intervista), con un nuovo album “Legao”, registrato in Islanda, pensato tra Brasile, Thailandia, Sicilia e chissà ancora dove altro. È il secondo album solista dopo “Unrest” del 2001.

Lo presenta in Italia con tre date, insieme alla sua band, The Rainbows, formata da un amalgama di musicisti dalle influenze e nazionalità disparate e accompagnato, come open act, dai Fitness Forever.

Dinoccolato e con una vistosa collana d’oro (spiegherà durante il concerto che si tratta di un regalo fattogli da uno sceicco di Riad che, dopo aver sentito La prima Estate lo aveva invitato a casa sua, sarà vero?), Erlend sale sul palcoscenico per presentare il gruppo spalla: “Il mio gruppo italiano preferito del momento”, dice nel suo italiano tentennante, “i Fitness Forever”.

“Siamo i Bee Hive di Napoli”, ci dice Alfredo, solista e tastiere…mai similitudine fu più azzeccata, perché in effetti i Fitness ricordano uno stile che mixa le colonne sonore dei maestri anni ’60 e ’70, sigle dei cartoni animati e pop anni ’80. Sconosciuti ai più qui in patria, ma passati dalle radio oltralpe (BBC, Radio1 in Spagna, J-Wave di Tokyo), sono una band di ottimi musicisti, dagli arrangiamenti iperbolici e i testi scanzonati.

Dopo la performance del gruppo di Napoli, riappare sul palco Erlend, con la sua band:
Sigurdur Gudmundsson – Fender Rhodes & Hammond
Victor Abrahamsson – Flauto, Clarinetto, Sassofono
Gudmundur Peterson – Chitarra elettrica
Andrea De Fazio – Batteria
Luigi Schialdone – Basso

(De Fazio e Schialdone sono tra l’altro batterista e bassista dei Fitness Forever)

Il suo italiano strampalato inframmezzato dall’inglese è simpatico e le sue movenze sul palco sono contagiose anche se goffe. Compaiono sulla scena flauti traversi, pianole flauto, tamburelli, chitarre, sax… La musica è dolce, allegra, spensierata: cattura ed è suonata da Dio. Il flauto traverso si intreccia con le chitarre, la voce di Erlend è delicata e timida, ironica e scanzonata.
Vieni con me è un piccolo capolavoro di armonie, un regalo per il pubblico italiano, ma le canzoni dell’album Legao sono le colonne portanti di tutto: con Save Some Loving parte una ritmica di applausi dal pubblico, con Bad Guy Now il coro sul refrain. Una sorpresa anche il tastierista, Sigurdur, che sembra il figlio segreto di uno degli ZZ TOP, e avrà anche un suo breve momento solista (Erlend lascia il palco a lui per far conoscere “la musica islandese”). Ripresi anche pezzi del I disco, Unrest, in chiave acustica e non più elettronica.
Decisamente una serata piacevole, atmosfere quasi tropicali, coinvolgimento e rilassatezza, delizia per le orecchie.

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