Eluveitie e Skàlmöld al Legend Club di Milano: foto e report

Skàlmold Eluveitie Legend 54Lunedì 10 febbraio, al Legend Club, sono sbarcati i “nordici”: i transalpini, Galli svizzeri, gli Eluveitie e, dalla profonda Scandinavia, i Vichinghi islandesi Skàlmöld.

Foto di Elena Giosmin, Report di Roberto Balzarini

Non a caso parlo di Galli e Vichinghi, perché entrambe le band hanno in comune il tratto distintivo di rifarsi alle epoche passate dei propri paesi.

Gli Skàlmöld (il cui nome significa “Età delle spade” e si ispira all’Epoca degli Sturlungar della storia islandese, quando una guerra civile scoppiò fra due clan del paese), gruppo spalla degli Eluveitie in questo tour europeo, vengono fondati nel 2009 da Snæbjörn Ragnarsson e Björgvin Sigurðsson.

Il convincente album d’esordio del 2010 Baldur, riconfermato dall’ottimo Börn Loka del 2012, insieme ai live (si erano già fatti notare al Pagan Folk Fest), hanno assicurato una discreta fama a questa band di musicisti che attinge a piene mani dalla tradizione linguistica, religiosa e culturale della terra del ghiaccio, proponendo testi solo ed esclusivamente in islandese, ispirandosi al folk e al metal classico, con rimandi agli Amon Amarth, i Dark Tranquillity degli inizi e i Týr, inserendo però diverse novità sonore che li fanno emergere dagli innumerevoli gruppi clone.

È un folk/viking death metal potente, frenetico, senza via di scampo. Due ore di musica piene, serrate, che non si abbandonano ai cali ritmici, inframmezzate da linee melodiche di grande respiro, graffiate dal growl in islandese di Ragnarsson.

L’apparente barriera linguistica non ferma in alcun modo i fan accaniti, pronti ad incitare, da sotto il palco, i loro beniamini inneggiando “Skalmold! Skalmold!”.rock mano

Giusto il tempo di cambiare gli strumenti e ricalibrare i livelli ed ecco salire sul palco le star della serata: gli Eluveitie di Chrigel Glanzmann, mente, cuore e voce del gruppo.

Nati nel 2002, gli Eluveitie si sono subito imposti sulla scena metal come degli innovatori: associando al growl del death metal strumenti tradizionali del folk come la gironda, i flauti, l’arpa e le cornamuse, hanno contaminato il genere creando uno stile nuovo, alimentato da una nota di folklore pagano: l’alternare testi in lingua gallica (una lingua morta della famiglia celtica) con il più internazionale inglese.

La band  ha subìto innumerevoli cambi di line-up negli anni, e attualmente conta, oltre a Glanzmann: Ivo Henzi (chitarra),Rafael Salzmann (chitarra), Anna Murphy (gironda e voce), Kay Brem (basso), Merlin Sutter (batteria), l’italianissimoMatteo Sisti (flauto, cornamuse e fischietti) e la new entry Nicole Ansperger (violino).

Il palco del Legend Club è quindi gremito di musicisti, in un turbinìo di melodie celtiche, il potente growl death di Chrigel (e il suo imponente spirito di poli strumentista), distorsioni, riecheggi medioevali, casse rullanti.
Si inizia con King, dall’ultimo album Origins: il prolungato e lacerante ululato di Chrigel spezza l’apparente quiete dell’intro folk, la batteria si insinua tra flauti e gironda; poi il violino di Nicole si fa strada ed ecco arrivare Nil From Darkness; poi il primo vero classicone della serata, Thousandfold (da Everything Remains come Nil), splendida la gironda di Anna!
Seguono An DroSucellos e Omnos da Evocation I – The Arcane Dominion.

Poi la chicca della serata: Anna spiega al pubblico che durante la tournée la band ha cantato una sola canzone, in tutto il concerto, di volta in volta in francese, spagnolo, inglese e che, per la prima volta, grazie alla consulenza di Matteo, proveranno a suonarla anche in italiano. Stranamente la fanbase non sembrava entusiasta, ma quando è partita Il richiamo dei monti (The Call of the Mountains) con la splendida voce della Murphy, si è alzato un coro di approvazione indiscussa.

Col pubblico stra caldo, Glanzmann incita i ragazzi a centro pista alla Death Dance: e pogo fu! Spintoni compiti, niente drammi, la musica continua con il dondolìo delle teste e le braccia alzate. Molti i pezzi dell’album Origins, come è ovvio che sia, dato il tour promozionale, da Inception Carry the Torch, qualche concessione dell’album Helvetios, come Alesia A rose for Epona. Non manca una nota di folklore, quando Sisti racconta in breve l’origine del nome di Milano, Mediolanum.

Il concerto si conclude con alcuni dei pezzi più famosi e apprezzati, come Quoth the Raven e Inis Mona.

Un’esperienza notevole, per chi come me non è avvezza al mondo metal “dal vivo”: quattro ore di intensità assoluta, di bravura ed eclettismo musicali, di suoni forti, decisi, incisivi. Non c’è spazio per l’indecisione stilistica, qui parliamo di musicisti di livello, dalla prestanza vocale e fisica (non so come si possa reggere senza sfiancarsi totalmente corde vocali e fisico).

Di seguito tutte le foto della serata al Legend Club:

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