CAETANO VELOSO: Abraçaço tour @ Milano – le foto

veloso Live Report di Elena Giosmin                                 

CAETANO VELOSO – Abraçaço tour @ Milano 5 Maggio 2014

Un palco scarno virato al total black rischiarato da quattro quadri con forme geometriche su sfondo chiaro, luci basse; il cantastorie di Bahia, Caetano Veloso, entra in palcoscenico accompagnato da una candida chitarra acustica e dai tre strumentisti: Pedro Sà alla chitarra, Ricardo Dias Gomes al basso e Marcelo Calado alla batteria.

Camicia bianca, pantaloni neri, occhiali da professore di lettere e la chioma ormai anche lei bianca, ma la voce è sempre quella di un tempo. La scelta dei musicisti è però già di per sé sintomatica del concerto che sarà, incentrato totalmente sull’ultimo album, che è anche il titolo del tour. È uno choc per chi si aspetta la quieta introspezione del repertorio di Veloso, qui la svolta elettrica è totale, non si concedono i classici. Il teatro gremito sente aprire lo spettacolo con un chiaro manifesto d’intenti: A bossa nova é foda (Al diavolo la bossa nova!).

Segue Gayana, canzone d’amore lenta e malinconica, più simile alla MPB (musica popolare brasiliana) che Veloso ha contribuito ad inventare negli anni ’60, ma molto più scarna e scabra nella musicalità e arrangiamenti. Poi arrivano gli inaspettati ritmi rockeggianti e cadenzati, con una chitarra elettrica in assolo, di Um abraçaço; l’impegno politico di Um comunista, dedicato a Carlos Marighella, ucciso in un agguato dalla polizia politica brasiliana il 4 novembre del 1969: testo sentito, amaro e amareggiato, il ritmo cala, si fa un sussurro, una riflessione cantata.

E poi nuovamente si torna alle chitarre: psichedelìa, caotiche dissonanze, un Veloso totalmente fuori dagli schemi quello che ci sorprende con Funk Melòdico, dove ci si inoltra in territori tutt’altro che soavi e dolci ma piuttosto si brancola in preda ad allucinazioni sonore da acido, dove il drum’n’bass da trip-hop fa da sottofondo ad assoli per chitarra ripetitivi come mantra; Parabèns perpetua lo sconcerto con ritmi afro e riverberi raggae virati al punk, e poi via via, suoni, applausi…

Un cambio di rotta coraggioso a 72 anni, la voglia di stupire e di non fermarsi, di continuare a segnare la strada musicale, con una sicurezza nella voce ancora piena di sentimento e di sfumature. Piccola nota personale, totalmente opinabile: posso solo dire che avrei voluto anche un po’ del vecchio caro Caetano Veloso di Fina Estampa? Peccato non aver potuto godere dell’alternanza dei generi che quest’autore è riuscito a fare suoi in quarant’anni di carriera.

Di seguito tutte le foto del live:

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