BAYFEST 2017 -15 agosto: Rise Against, Face To Face  & more

Nel nuovo appuntamento nel ponte del ferragosto riminese targato HUB Music Factory e LP Rock Events, abbiamo potuto assistere ad una giornata davvero adrenalinica, dove l’affluenza di pubblico ha dimostrato come il festival sia ormai diventato un punto saldo del panorama musicale italiano, vantando inoltre una buona presenza di partecipanti stranieri.

Report e foto di Luca Simonazzi

L’ottima organizzazione, il lavoro dei fonici e dei tecnici hanno permesso a tutti di sentire decentemente ogni band da praticamente ogni parte del parco pavese, fino alla rampa da skate posta a fianco dell’ ingresso, e di risolvere prontamente ogni problema di palco tempestivamente così da rispettare la scaletta dei gruppi senza ritardi, gli unici nei segnalati, come per le precedenti edizioni, l’assenza dei braccialetti ormai onnipresenti ai festival per poter uscire e rientrare nell’area del parco e i prezzi agli stand di cibo e bevande, anche se la presenza dei token ha permesso di velocizzare le file dei suddetti stand.

In questa terza ed ultima giornata troviamo nuovamente in apertura delle band nostrane, i Lineout prima, che portano un interessante e strutturato punk rock che già fa muovere le smaniose prime file, e ai Cattive Abitudini poi, che attesi con la giusta carica non fanno rimpiangere l’ex formazione dei Peter Punk, purtroppo, per soli venti minuti di un’ottima esibizione in cui il pubblico non è stato fermo un attimo.

Diverso il discorso per i Vanilla Sky, che visti in principio da alcuni come “non abbastanza punk” per il festival, riescono a movimentare a dovere la situazione alternando party songs a momenti più rock alternativo, come l’unica cover di Lady Gaga “Just Dance”, fino ad altri certamente più punk rock, trovando il favore del pubblico, tra cui scorgiamo vari cantare sulle note della conclusiva “Break Out”.

Un rapido cambio palco ed arriva il turno degli Ignite, accolti con un certo fervore capiamo come anche a casa nostra siano molto apprezzati, ripagano il calore del pubblico a colpi di melodic hardcore e forti dell ultimo album “A War Against You” del 2016, il frontman Zoli Teglas (celebre anche per aver prestato la propria voce ai Pennywise qualche anno fa) ringrazia calorosamente per l’accoglienza che l’Italia ha sempre riservato loro, così brani più celebri come “Let It Burn” “My Judgement Day” o la cover degli U2 “Sunday Bloody Sunday” si susseguono nella mezz’ora a disposizione della band, che caratterizzata dall’indole attivista, rinuncia a una piccola parte del proprio tempo per permettere ai ragazzi di Sea Shepherd Italia di presentare la propria organizzazione al pubblico, che accoglie favorevolmente l’iniziativa. L’impeccabile performance volge al termine con “Bleeding”, così Zoli e compagni lasciano il palco ringraziandoci nuovamente.

Il gruppo più atteso della giornata dopo gli headliner sono sicuramente gli Anti Flag, dalla Pennsylvania portano al parco Pavese quell’ondata di ribellione che da sempre li caratterizza, confermandoli come una delle migliori live band del panorama punk rock, energici e coinvolgenti non perdono un solo minuto che non sia per suonare o mandare un messaggio al pubblico, o alternativamente, per dirigere i circlepit che si susseguono senza sosta (e pure wall of death, c’ero in mezzo!), “Fabled World” “Die For the Government”  “Fuck police Brutality”, “Broken Bones”, “This Is The End (For You My Friend)” sono bombe ad orologeria che si susseguono così da non lasciarci il tempo di riposare, il polverone persistente ne è la prova (non vi dico fin dove mi sono trovato la polvere, se eravate lì in mezzo lo sapete da soli), il cantante-chitarrista Justin Sane ed il Bassista Chris Baker sono due professionisti nell aizzare la folla, ma il momento più coinvolgente è certamente la classica mossa di fine concerto del batterista Pat Thetic, che porta la batteria nel mezzo del pubblico durante l’ultimo brano della scaletta (stavolta “Brandenburg Gate”) esaltando tutti i presenti; 50 minuti volati in un attimo.

Decisamente pollici in su anche per la storica formazione californiana dei Face To Face che, da buona tradizione punk rock, vanno lanciati come treni: pezzi energici uno dietro l’altro senza sosta, con la batteria pressante di Danny Thompson ed il basso di Scott Shiflett, che è già uno show per proprio conto (chi era lì sotto non ha potuto non rimanere con gli occhi incollati sul palco durante il solo da favola di Scott a metà concerto); nonostante non siano mai stati troppo contemplati nel nostro paese quanto i loro contemporanei (Offspring o Lagwagon per intenderci) fanno subito capire di che pasta sono fatti senza nemmeno bisogno di un banner alle spalle; Trevor Keith al microfono e alla chitarra non ha perso il timbro e la grinta che lo contraddistinguono, mentre svisa su brani della nuova produzione (del 2016 l’ultimo album “Protection”) e della vecchia. Ottima prova anche per il nuovo chitarrista Dannis Hill che da un paio d’anni ha sostituito il solista originale Chad Yaro alle sei corde. Come sempre i Face To Face propongono la hit punk rock anni ‘90 “Disconnected” a concludere lo show, salutandoci e lasciando il palco agli headliner.

A questo punto la pausa per il cambio palco è stata un po’ più lunga per poter allestire la ricca scenografia con schermi laterali, tutto a tema con l’ultimo album “Wolves” recentemente pubblicato, così i Rise Against giungono on stage partendo subito con un’esaltante “Re-Education (Through Labour)” dove il frontman Tim Mcllrath e compagni sembrano essere in buona forma, e ancora sulla seguente “The Good Left Undone”, ma a partire dalla mitica “Satellite” in poi la voce di Tim non sarà al top per quanto riguarda carica e volume nei momenti più impegnativi e spinti; gli estratti del nuovo album “The Violence” e “Welcome To The Breakdown” funzionano bene in sede live venendo ben accolti dai presenti, per le più famose “Give It All”, “Survive” e “Ready To Fall” la voce del pubblico arriva dove Tim fatica rendendo la cosa molto sentita; come ormai standard impone, il momento per la canzone acustica arriva con “Swing Life Away “, tra i brani meglio riusciti, la band temporeggia poi nel backstage per dare spazio per qualche minuto ad alcune scene animate (piuttosto fighe, ammettiamolo) sui già citati schermi con una musica di suspence apocalittico di sottofondo, che anticipa in realtà la titletrack “Wolves” con cui la band torna sul palco, immancabili “Prayer Of The Refugee” per i poghi più veloci e la conclusiva “Savior” per cantare davvero tutti assieme, mentre alle nostre spalle terminano anche i fuochi d’artificio sulle spiagge del ferragosto riminese. Buona esibizione anche se con qualche piccola imperfezione sugli attacchi, quando li vidi solo due anni fa in Ungheria Tim si presentò in condizioni vocali certamente migliori, come dice il mio compagno di Bayfest “Se continua così, tra qualche annetto gli toccherà farsi operare come gli altri, poi speriamo bene”, ma quel che conta è nessuno sia stato fermo. A questo punto speriamo solo che il trend ascendente del BayFest non si fermi, così da avere un’edizione 2018 ancora più carica e a cui non potremo di certo mancare!

Ecco tutte le foto della serata

ph Luca Simonazzi