Backstreet Boys live a Manchester: la recensione del concerto

Dalla nostra inviata Sara Pinotti:

Andare a vedere i Backstreet Boys 15 anni dopo

bsb arenaAndare al concerto dei Backstreet Boys a (quasi) 28 anni. Con la mia amica Alessandra che di anni ne ha appena fatti 30. Visto che ormai ci siamo trasferite in Inghilterra, e che la tappa di Londra era sold out, siamo finite nella 4u Arena di Manchester. Di certo non ce li potevamo perdere. Lo so che i Back hanno già suonato a Milano a febbraio e che in Italia se ne è già parlato, ma voi in Italia ce le avevate le All Saints che aprivano il concerto?

La mia prima considerazione va per loro: sempre da me snobbate e un po’ odiate negli Anni 90, in quanto rivali delle mie amate e predilette e molto meno classy Spice Girls, devo dire che le quattro sono brave a cantare, e che si sono tenute bene.

L’attenzione della serata però, va da sé, è stata tutta per i Backstreet Boys. Andare al concerto dei Backstreet Boys a 21 anni dal loro esordio vuol dire rendersi conto che certe cose cambiano, altre si congelano come nel freezer. 

A. J. E’ diventato un hipster. Ha una barba lunga così, ma l’hanno vestito lo stesso da tamarro se no il suo personaggio nel quintetto non avrebbe avuto più senso. Resta sempre il mio preferito, ovviamente, con quel carisma li’.

Il più urlato dalle (ex) ragazzine (e da Alessandra) rimane invece il biondino Nick, solo che nel frattempo è cresciuto e dal giovane 18enne sbarbato ha preso qualche chilo, c’ha le bracciotte e gli si è pure allargata la faccia. Ha avuto la stessa trasformazione di Leonardo di Caprio: il piccolo visino pulito è diventato tipo quadrato. Comunque, la maggior parte delle fan le ha ancora lui, nonostante il cipiglio odioso e le manie di grandezza modello Justin Bieber. Che poi Justin Bieber è solo una sua pallida imitazione, quindi va bene cosi’.

Brian sembra un po’ tisico, con tutte quelle linee spigolose sulla faccia, ma se la cava ancora bene con gli acuti; Kevin, ormai quasi 50enne, si riconferma il più bello, obiettivamente. Quanto a Howie, per attirare l’attenzione si è dovuto mettere a fare twerking sul palco, col sedere inquadrato in primo piano nei 3 mega schermi. Viene spontaneo chiedersi se Miley Cirus sappia chi sia questo Howie, il Backstreet Boy che nessuno si è mai cagato.

backstreet-boys-2013 liveTutto uguale a prima, insomma. Tranne le prime rughe e i capelli bianchi del pubblico presente, e quelle dei cantanti sul palco.

Andare al concerto dei Backstreet Boys nel 2014 significa sentirsi dire ‘Are you ready to party like it’s 1999?’ da Kevin; e farsi urlare da Nick: ‘Scatenatevi come se aveste ancora 15 anni’. Anche se non li abbiamo più 15 anni, bastano poche note di una qualsiasi delle canzoni dei Back per rendersi conto di sapere parole che si pensava di avere dimenticato, e per provare emozioni dimenticate.

As long as you love me, per esempio, mi ha lanciata in un circolo sentimentale che mi ha fatto piangere per tipo 3 canzoni di fila. Proprio come le fans esaltate nei video dei bei tempi andati, in preda a una crisi isterica dettata dall’amore e dall’ammirazione. Piangevo, perché mi sono ricordata tutto d’un tratto come mi sentivo quando avevo 11,12,13,14 anni. Quando le pareti della stanza erano tappezzate delle facce di questi cinque (ex) giovani americani costruiti a tavolino. E quando la giovane età era motivo sufficiente a negare il permesso di andare a vederli dal vivo.

Il senso di soddisfazione per essere finalmente riuscita, 15 anni dopo (!), ad andare al concerto dei Backstreet Boys è stato bellissimo, alla faccia del proibizionismo parentale.

Andare al concerto dei Backstreet Boys quando gli Anni 2000 sono incominciati da un pezzo, ti fa rendere conto di quanto Anni 90 sei quando ti metti a ballare scatenata. Ti escono fuori delle mosse dimenticate, come muovere il braccio di qui e di la’ in stile J Ax, o fare dei movimenti con le spalle tipo tic nervoso dondolando il collo a destra e sinistra. E poi le braccia alzate, le urla pazze, i movimenti di bacino…

Andare al concerto dei Backstreet Boys vuol dire, comunque, ballare un saccoLarger than LifeEverybody, sono una vera esplosione di energia. E poi, ovviamente, si canta a squarciagola. A parte le canzoni nuove, che non le sa quasi nessuno, eccoci tutti lì a intonare: All I have to giveShape of My Heart, I want it that way (la più amata dal pubblico, indubbiamente), Quit playing games with my heart (chissà se alla tappa di Milano Nick, Howie, A.J., Brian e Kevin hanno intonato ‘Non puoi lasci-armi cossì’…).

Andare al concerto dei Backstreet Boys 40enni ti fa, infine, imbarazzare un po’ di volte: quando sei travolta da un numero un po’ troppo alto di colpi di bacino e sexy movimenti di sedere, e quando ti rendo conto che i pantaloni rossi come li portano loro sul palco non li porta nessuno.

E, soprattutto, andare al concerto dei Backstreet Boys a Manchester quando ormai sei in grado di capire tutto quello che dicono e urlano al pubblico, è sì una grande soddisfazione personale, ma anche per la prima volta rendersi conto del livello delle cose che dicono. Frasi e urletti in grado di far esaltare una 15enne, appunto, e basta. Ciò nonostante, nel complesso andare al concerto dei Backstreet Boys credo sia stata una delle decisioni migliori della mia vita musicale. Balletti in completo bianco con cappello da gangster compresi.

P.s., da ultimo, una nota su cosa vuol dire andare a vedere un mega concerto in Inghilterra: al posto del prato, ci sono delle sedie. Tutti stanno in piedi ma ognuno ordinato davanti al posto assegnato. Le ragazze sono infighettatissime, vestitino, trucco e tacco, proprio come quando si va in discoteca. Si scolano qualche bottiglia di birra, o una bottiglia di vino in due, coi bicchieri. Il sudore se lo gestiranno meglio di noi, evidentemente. I sedili sono foderati e molto comodi. Non ci sono baracchini con i souvenir tarocchi, e neanche quelli col panino con la salamella. Il concerto inizia alle 21 spaccate e, alla fine, un’Arena da più di ventimila persone si svuota in 8-10 minuti MASSIMO: tutti in fila all’uscita pre-assegnata, come tante piccole formichine. Tanto che alle 23.10 (concerto finito alle 23, spaccate) due inservienti sono venuti da me e dalla mia amica Alessandra a chiederci cortesemente di sloggiare, non prima di avere aggiunto di non scordarci i nostri cappotti, darling. Ci credo che agli artisti piace venire a suonare in Italia, il disordine dà tutta un’altra emozione.

Sazza