Vacca: “L’ultimo tango” – l’intervista

_MG_8731 copiaHo incontrato uno dei colossi della scena rap italiana, Vacca, anche se ormai da anni vive in Giamaica (beato lui!).  In occasione dell’uscita del suo ultimo album, “L’ultimo tango”, abbiamo parlato della sua vita lontano dall’Italia, del suo rapporto col successo, del suo rapporto con l’attuale scena rap e del tour che si prepara ad affrontare.

di Egle Taccia

In che senso L’ultimo tango rappresenta per te la fine di un’era?

Perché ormai sono un bel po’ di anni che faccio questa cosa, sono esattamente 12 anni e qualcosa, quindi volevo un attimo onorare tutto questo percorso musicale, questa esperienza durata più di una decade e per rispetto nei confronti di chi mi ha sempre seguito e supportato andava fatto un capolavoro che rimanesse nel tempo. Soprattutto il fatto dell’ultimo è perché sto in Giamaica da sei anni e mi rapporto quotidianamente con gente che non parla la nostra lingua e allo stesso tempo, pur essendo stata una scelta mia, sono lontano dalla mia musica. Pur stando in studio tutte le notti e continuando a lavorare, sono lontano da quello che è il vivere la musica da artista nel proprio Paese, lì vado in studio e creo le cose che ascoltate, giro con un tot di persone a cui piace la roba che faccio, ma non la comprendono. È quindi una necessità naturale che una persona ha dopo essersi spostata dal proprio Paese di volere arrivare e parlare con più persone abbattendo quel muro che è il linguaggio. Adesso è tempo di intraprendere questa nuova avventura che principalmente avrà l’inglese come lingua.

Il disco è stato registrato in Giamaica, dove ti sei trasferito. Cosa ti ha spinto ad andare a vivere così lontano da qui?

Nel 2010 uscì “Sporco” e andai a registrarlo in Giamaica nel 2009, dove conobbi quella che è attualmente mia moglie, rimase incinta ecc. ecc., quindi son papà ecc.ecc. Anziché stare in Italia, ho deciso di far crescere mia figlia in un posto un po’ più sano sotto tanti punti di vista.

Come concili la vita da artista, con quella privata? Come ti rapporti coi fan? Preferisci isolarti o stare in mezzo alla gente?

Io quando sto in Italia, adesso sono arrivato e sto per tre mesi e riparto dopo il tour, sto in strada, sto in mezzo alla gente senza alcun tipo di problema. Allo stesso tempo non ho bisogno di vivere sotto i riflettori, quindi non mi turba il fatto di vivere lontano in un posto in cui non ti fermano per strada ovunque vai per chiederti foto, autografi, ecc. Appunto, questa è una scelta che è stata presa in base a delle necessità che vanno oltre queste cose.

Sappiamo che ami molto sperimentare, quali sono le novità musicali dell’album?

Far bella musica è una frontiera che non tutti riescono a raggiungere. Soprattutto in questo momento dove ci sono nuove leve, che hanno portato nuova freschezza alla scena, ma allo stesso tempo però peccano un po’ di originalità. Sentire robe in italiano che hai già sentito in inglese, non è che fa tanto effetto, però spesso capita questo, quindi bisogna anche accettarlo…anzi no, vaffanculo, però ci sono e ce li teniamo!

Che ne pensi degli artisti che dall’hip-hop sono passati al pop cambiando completamente genere?

Ognuno fa le sue scelte, io non critico mai gli altri a meno che non vengano a disturbare la mia pace interiore. Ognuno fa quello che gli pare. Io faccio la mia musica. Abbiamo Neffa che era il signore del rap italiano e poi ad un certo punto si è rotto le palle, come è giusto che sia. Un conto è ascoltare la musica rap, un conto è stare in mezzo alla scena e sapere quello che succede, i vari retroscena, e spesso i rapporti non sono così umani come si vede in televisione, piuttosto che per sentito dire. Non è facile stare ogni giorno ad accettare determinate cose, quindi poi la gente si stufa, si cresce e cambia anche genere, problemi loro.

“Non lo faccio per i soldi, non lo faccio per la fama”, cosa ti spinge a scrivere?

La passione, l’amore per questa cosa qua. Se la passione manca, probabilmente poi lo fai solo per i soldi e per la fama. Per quanto mi riguarda l’amore che ho per questa cosa è rimasto intatto dal 1996, quando ho cominciato a fare freestyle, ad oggi. E poi ovvio che come in tutti gli ambienti, in tutte le culture, musicali e non, giovanili e non, c’è sempre chi sfrutta la cosa, chi se ne fotte di quella che è la parte vera di questa cosa, l’aggregazione ecc., per arrivare ai fini propri. Però ognuno è fatto a sé ed io giudico il mio operato e non vado mai a guardare i lavori degli altri, anche perché mi stanno tutti sul cazzo.

Quando comincerai a portare la tua musica in tour? Cosa dobbiamo aspettarci?

Mah, di solito la squadra è sempre dj e un po’ di persone che stanno sul palco con me a fare casino. Questo qui era l’ultima fatica e quindi abbiamo deciso di onorarla al meglio e di portare uno show diverso. Fino al 28 di questo mese siamo in giro per l’Italia a fare gli instore, quindi a incontrare coloro che supportano la causa e comprano i cd, a fare foto e tutto il resto, dopodiché ad ottobre cominceranno le date e cominceremo a girare. Milano so che è il 20 di novembre al Legend, ma ancora le altre date del tour non sono state rese pubbliche. Adesso aspettiamo quelle.