The Heart & The Void: intervista e foto dal live ai Magazzini Generali

the heart and the voidThe Heart &The Void il progetto solista del musicista sardo Enrico Spanu, Like a Dancer il suo primo EP è totalmente autoprodotto, scritto e suonato dallo stesso Enrico, ed è stato registrato e mixato allo Sleepwalkers Recording Studio di Guspini (CA) da Gabriele Boi (in passato membro di Rippers e Mojomatics). Il mastering è stato effettuato da Gus Elg allo Sky Onion Studio di Portland (Oregon, USA). Nel brano “For the Little While” Spanu si è avvalso della collaborazione di alcuni amici musicisti sardi: Francesco Tocco (The Wheels, ex Feel Dizzy) al rullante e Marco Orrù alla tastiera. Abbiamo incontrato The Heart &The Void durante il live di Miles Kane ai Magazzini Generali, a cui è stato affidato il compito di scaldare i cuori del pubblico.  Abbiamo colto l’occasione per fare due chicchere con lui:

“The Heart&The Void”, monicker altisonante, ma dopo l’ascolto dell’ep , la domanda che ci viene da porre, è nato prima il nome o il disco? Sono state le tracce del disco a dare l’ispirazione del nome ?

In realtà non ricordo esattamente se avessi già scelto il nome quando ho scritto quei brani. Sicuramente c’è una connessione data dal fatto che le due parole del nome rappresentavano, almeno metaforicamente, tematiche su cui stavo scrivendo quando è nato il progetto. Mi piacerebbe suonasse meno altisonante, però alla fine, come spesso accade, non me ne sono più liberato.

L’ep Like A Dancer è stato valutato ottimante dalla critica. Tutti aspettano un esordio vero e proprio, a quando? l’approccio sarà lo stesso o metterai in tavola altre carte con cui giocare? Altre prospettive future?

Sono contento che l’ep sia stato apprezzato anche se tendo a non dare grande peso ai pareri della critica, così da prepararmi serenamente ad eventuali stroncature rattristanti! 

Non ho ancora deciso come muovermi per un prossimo lavoro discografico, sto valutando varie soluzioni. Sicuramente conto di uscire con qualcosa di nuovo entro il 2014, magari fare qualcosa di un po’ diverso dall’ep, anche se lo stile sarà sempre quello: la maggior parte dei brani è già stata scritta.

La tua musica e le tue parole, da dove traggono ispirazione? chi sono le tue muse, i tuoi beniamini?

Domanda difficile! Ho ascoltato tanta musica e se dovessi fare un elenco delle fonti di ispirazione andrei avanti per troppo tempo. Se ne dovessi scegliere pochi invece citerei sicuramente Lennon e McCartney, che sempre saranno i miei beniamini. Anche se ovviamente mi ispiro molto a tutta la musica folk rock americana e anglosassone. In questo periodo amo molto Megafaun, William Tyler, the Bony King of Nowhere, Damien Jurado, Passenger, Shakey Graves.

Dal monicker ai testi, fino al sound, è prettamente anglosassone, un approccio tradizionale nella composizione e nella esposizione della tua musica, un uomo, le sue parole e la sua chitarra, poco e nient’altro. Il panorama Internzionale è pieno di esempi come i tuoi, mentre l’Italia ne ritrova meno… credi sia pronta ad un approccio così “minimalista”?

 Beh se pensiamo al grande pubblico ovviamente no: l’Italia non è pronta e probabilmente non lo sarà prima di qualche decennio, sempre che si inizi a masticare l’inglese come si fa in altri paesi d’Europa, e magari contemporaneamente smettere di ascoltare certa roba.

In realtà nel mio piccolo ho notato che c’è tanta voglia di generi come il mio e di fatto non mancano in Italia esempi di musicisti con simile approccio che propongono musica di altissima qualità, eppure l’obiettivo principale per avere un vero riconoscimento, per me ma penso anche per molti altri, è riuscire pian piano a superare i confini e lasciarsi l’Italia indietro.

A tal proposito ci siamo fatti già noi un’idea su come il pubblico ti viva live. Anche tu, come noi, hai vissuto in maniera sorprendente l’approccio e il legame immediato del pubblico in occasione della tappa ai Magazzini Generali in apertura a Miles Kane?

Si, certamente. È stata un’esperienza splendida. Quando devi aprire un concerto di un certo livello non sai mai bene cosa aspettarti ed io non avevo mai aperto per un artista del calibro di Miles Kane eppure la gente è stata splendida più di quanto mi aspettassi. E forse so perché, nel senso che si trattava di persone amanti della musica anglosassone e interessati a sentire anche qualcosa di diverso. Insomma, un esempio di come l’ascoltatore italiano dovrebbe cercare di essere, in generale.

 [shashin type=”albumphotos” id=”211″ size=”small” crop=”n” columns=”max” caption=”n” order=”date” position=”center”]